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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

USA: il quadro e le manovre possibili in vista delle elezioni

Agosto 23, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il tema.

Quali e quanti gli Stati nei quali né Donald Trump né Hillary Clinton hanno raggiunto il 50 per cento dei voti popolari.

Perché e come è possibile in prospettiva 2020 – allorquando i cittadini saranno chiamati alle urne la cinquantottesima volta – intervenire.

La necessaria premessa.

Tutti i dati citati nel testo relativi alla consistenza numerica dei Grandi Elettori spettanti ai singoli Stati (non pertanto quelli complessivi federali) sono conseguenti il Censimento del 2010.

Possono mutare, se ed in quanto si siano verificati negli Stati significativi aumenti o diminuzioni proporzionali di residenti aventi diritto di voto, a seguito del prossimo ‘Census’ in programma, come in ogni anno con finale zero dal 1790, il prossimo 1 aprile 2020.

Il testo.

Lo sapete, Maine e Nebraska a parte (la legge che regola la materia è statale e non federale), i Grandi Elettori spettanti ad ogni Stato (pari al numero totale dei Congressisti – Senatori più Rappresentanti – ai quali i territori hanno singolarmente diritto), Grandi Elettori votati dal 1848 (in precedenza i seggi erano aperti per oltre un mese, dal 1792 comprendente sempre novembre) ‘il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile’, ai quali, essendo l’elezione Presidenziale ‘di secondo grado’ (non diretta), salvo casi particolari (è occorso solo nel 1824 che la competenza sia passata alla Camera), spetta la nomina dell’inquilino di White House ‘il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo dicembre’, vengono attribuiti col metodo ‘winner takes all’ assoluto.

Il candidato cioè vincente in ogni Stato (Maine e Nebraska, ripetiamo, esclusi) sulla base dei voti popolari si vede assegnare tutti i delegati al Collegio Elettorale ai quali lo Stato stesso ha diritto.

Questo a prescindere dal fatto che abbia superato il cinquanta per cento dei voti espressi (nella circostanza, se cioè ottenesse tutti i consensi solo superando la maggioranza assoluta e non semplicemente classificandosi primo, si applicherebbe il ‘winner takes all’ relativo come avviene spesso per la scelta di delegati Repubblicani alla Convention partitica, ma questo è un differente ‘gioco’).

Ogni volta, un notevolissimo numero di Grandi Elettori vengono conquistati localmente, quindi, con percentuali di voto superiori al competitore (ai competitori, invero, come vedremo, anche se il confronto dal 1856 resta sostanzialmente tra Repubblicani e Democratici) ma più basse della non richiesta maggioranza assoluta.

Ecco, per dare un’idea, gli Stati trovatisi in tale situazione nel 2016:

– Arizona, a Trump undici Grandi Elettori.

– Colorado, a Clinton nove.

– Florida, a Trump ventinove.

– (In elenco ma da non considerare il Maine, tre a Clinton e uno a Trump, avendo questo Stato, come detto, uno statuto particolare in materia).

– Michigan, a Trump sedici.

– Minnesota, a Clinton dieci.

– Nevada, a Clinton sei.

– New Hampshire, a Clinton quattro.

– New Mexico, a Clinton cinque.

– Pennsylvania, a Trump venti.

– Utah, a Trump sei.

– Virginia, a Clinton tredici.

– Wisconsin, a Trump dieci.

Dodici gli Stati effettivamente in questione.

Novantadue i Grandi Elettori attribuiti al repubblicano.

Quarantasette alla democratica.

Considerando che per vincere ne occorrono duecentosettanta al minimo, una notevolissima fetta.

Come mai questo accade?

Perché, contrariamente a quanto tutti credono, come incidentalmente già accennato, i Partiti in lotta e i candidati non sono affatto solamente due.

A parte quelli comunque presenti dei Partiti ‘minori’ (ai nostri giorni, in specie, a livello nazionale, i Libertariani e i Verdi), vanno considerati gli a volte numerosi pretendenti indipendenti ‘locali’ (Evan McMullin, nella circostanza 2016, nello Utah, ha superato il ventuno per cento!) che incidono.

Anche in modo decisivo.

(Nel 2000, il Verde Ralph Nader impedì certamente a Al Gore di vincere in Florida e gli sottrasse la Presidenza andata con i Grandi Elettori locali a George Walker Bush).

Impossibile, ovviamente, vietare ai ‘terzi’ di presentarsi (anche a tale riguardo le disposizioni per essere ammessi al ‘ballot’ sono statali).

Una calcolata regia può però certamente funzionare al riguardo.

Per dire, per fornire un esempio, se sempre nel 2016 nel Michigan – laddove i Democratici persero i sedici Grandi Elettori (sedici in meno da una parte e in più dall’altra vuol dire trentadue!) per meno di undicimila suffragi sugli oltre quattro milioni e mezzo espressi – un ‘terzo’ signore ‘oculatamente scelto’ (a lui concorrenziale a destra) e ‘aiutato’ avesse sottratto a Trump anche solo dodicimila voti…

E può alle volte straordinariamente bastare perfino solo l’intervento sull’elezione in una singola circoscrizione particolarmente incerta della Camera, per via del ‘trascinamento del voto’.

Ovvio che l’esempio del Michigan trumpiano per un pelo possa essere sostituito con quello del Minnesota, clintoniano per non molto di più.

Gli organi nazionali e statali dei Democratici e dei Repubblicani stanno certamente studiando le diverse situazioni (naturalmente anche quanto a territori nei quali pur avendo uno dei due superato il cinquanta per cento l’altro non era lontano: North Carolina, per dire).

Stato per Stato, circoscrizione per circoscrizione.

Altrettanto fanno i partiti ‘terzi’ per incidere laddove i precedenti e i sondaggi dicono possano farlo.

Per valutare se, dove e come intervenire.

Assolutamente affascinante, vero?

Le afferenti annotazioni.

I Grandi Elettori sono in totale cinquecentotrentotto pari al numero complessivo dei Congressisti: cento Senatori (non cento in assoluto per legge ma due per ciascuno Stato, secondo il dettato costituzionale, ed essendo oggi non da oggi cinquanta gli Stati…) e quattrocentotrentacinque Rappresentanti (consistenza determinata per legge) distribuiti proporzionalmente al numero degli abitanti quanti risultano dal decennale ricordato Censimento, ai quali vanno aggiunti tre delegati del Distretto di Columbia.

La maggioranza assoluta è pari pertanto a duecentosettanta.

Eletti Stato per Stato, formano il Collegio Elettorale cui spetta in verità la nomina del Presidente.

La votazione – è stato ricordato nel testo – dal 1848 in programma “il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre dell’anno coincidente con il bisestile” alla quale tutti guardiamo come quella che ‘elegge’ il Capo dello Stato USA in verità serve a nominare i predetti Grandi Elettori (territorialmente iscritti in una lista collegata al candidato), distribuiti anch’essi Stato per Stato, avendo ciascun territorio diritto a tanti Elettori quanti sono totalmente i suoi Congressisti.

Come si dice nel testo, il citato Collegio Elettorale si riunisce, sempre Stato per Stato (come si va qui ripetendo all’infinito relativamente a molte incombenze) nella capitale e provvede alla effettiva nomina del Presidente.

Questo, per legge, “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo mese di dicembre”.

A parte alcune possibili defezioni o mutamenti di opinione in sede di Collegio (non tutti gli Stati obbligano i propri Elettori a mantenere l’impegno preso e consentono quindi deviazioni peraltro finora mai influenti), a questo punto i giochi sono fatti.

Unica eccezione (non solo teorica: si è concretizzata la fattispecie nel pure citato 1824) nell’ipotesi in cui, essendo tre o di più i candidati capaci di conquistare Stati e per conseguenza Grandi Elettori, nessuno tra questi abbia raggiunto la predetta maggioranza assoluta.

Ciò constatato, la competenza passa alla Camera dei Rappresentanti che sceglie tra i primi tre classificati e nella quale il voto di ciascuno Stato conta uno.

(Si noti che nella particolarissima situazione, mentre il ‘peso’ elettorale della California – il più popolato degli Stati – nel Collegio è pari oggi a cinquantacinque e quello degli Stati meno popolati in assoluto a tre tutti gli altri in mezzo in proporzione, alla Camera nella votazione definitiva le differenze quantitative si annullano per cui la spopolata Alaska vale quanto l’infinitamente più affollato Golden State).

Può anche accadere (come nel 1836) che a non ottenere la maggioranza assoluta degli Elettori sia il candidato Vice Presidente.

Provvede, allora, il Senato, ma qui il voto dei componenti il consesso è individuale.

E’ utile infine ricordare.

Si vota dal più volte indicato 1848, a seguito di una legge del 1845 (e tranne le prime elezioni svoltesi a cavallo tra 1788 e 1789 si è comunque sempre votato per un periodo comprendente il penultimo mese dell’anno perché agricoltori e allevatori, massimi componenti la allora società, in quel mese e dintorni erano relativamente più liberi dal lavoro) “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre” del bisestile per due ragioni.

Liquidiamo prima la questione ‘anno bisesto’: semplicemente le seconde votazioni ebbero luogo nel 1792, anno cotale, ed essendo il mandato quadriennale la coincidenza permane e permarrà.

Poi, non di domenica essendo quello il giorno riservato al Signore.

Non di lunedì dovendosi comunque ritagliare un tempo minimo per gli spostamenti ai seggi, non distribuiti come oggidì ovunque.

Pertanto di martedì.

Non però semplicemente ‘il primo martedì’ perché potrebbe coincidere (e nel 2016 accadeva) con Ognissanti, festività religiosa da rispettare.

Quindi “il primo martedì dopo il primo lunedì”.

Va sottolineato che, a parte la data definita come ora detto nel 1845 e a valere dal 1848 in poi, il sistema elettorale USA è, per quanto riguarda le Presidenziali, invariato dall’Emendamento in merito del 1804 che ha introdotto il ticket nelle prime quattro elezioni non previsto, la qual cosa provocava problemi non da poco.

Una doverosa (conseguente a quanto sopra accennato nel testo) specificazione: l’impianto generale, non l’attribuzione dei Grandi Elettori potendo gli Stati deviare dal ‘winner takes all’ assoluto come hanno relativamente di recente fatto Maine e Nebraska che hanno diviso il loro territorio in distretti.

Fondamentale.

Come tutti sanno, Donald Trump è diventato Presidente degli Stati Uniti nel 2016 prendendo su base federale quasi tre milioni di voti popolari meno di Hillary Rodham Clinton.

(Era accaduto altre volte in precedenza sia pure per numeri meno eclatanti).

Fatto è – dato assolutamente imprescindibile – che gli USA sono uno Stato Federale e che il voto popolare vale all’interno dei singoli territori che lo compongono e ne fanno parte.

A parte il fatto che una variazione del sistema attraverso un indispensabile Emendamento non ha alcuna possibilità di passare (dovrebbe infine essere ratificato da trentasette Stati su cinquanta ed è davvero impossibile che accada: perché mai i territori meno popolati dovrebbero rinunciare al proprio ‘peso’ elettorale e annullarsi?), dovesse ciò succedere tutto salterebbe.

Le campagne sarebbero condotte assai differentemente.

Gli stessi cittadini elettori si comporterebbero difformemente.

Spieghiamo esemplificando:

quanto alle campagne, nel 2016 (ma è valso e varrà in ogni circostanza col mutare nel tempo degli Stati che si spostano geopoliticamente), Donald Trump, sapendo perfettamente che in California (siamo ancora lì, ma dimostra) non avrebbe mai battuto Hillary Clinton (ha perso a valanga) ha praticamente limitato al massimo la propaganda colà.

Perdere per un voto popolare o per quattro milioni ottocentomila (come accaduto), ai fini della cattura dei cinquantacinque Grandi Elettori del Golden State è indifferente dato il pluri ricordato ‘winner takes all’ assoluto.

E d’altra parte la Signora Clinton non si è certamente dannata l’anima, che so?, nell’Idaho, in Wyoming, nei due Dakota, in Oklahoma.

Quanto al comportamento degli elettori, nel sistema dato, i Repubblicani californiani come i Democratici dell’Idaho avevano ben poca spinta ad andare a votare sapendo che i loro candidati nello Stato non potevano mai prevalere.

Decisamente maggiore sarebbe invece la voglia di esprimere la propria preferenza se il voto pesasse a livello Paese.

Infine.

Si è spesso usato il termine ‘territorio’ in luogo di Stato per evitare eccessive ripetizioni.

Va ricordato che il vocabolo ‘Territorio’ (da usare però con la iniziale maiuscola) stava ad indicare le terre mano mano acquisite in attesa che prima o poi diventassero Stati entrando nell’Unione.

Il termine ‘Elettori’ con la iniziale maiuscola è riferito esclusivamente ai delegati degli Stati che comporranno il Collegio incaricato di nominare effettivamente l’inquilino della Casa Bianca.

Il sistema di selezione dei candidati dei partiti attraverso Caucus, Primarie e infine Convention non è né potrebbe essere regolato federalmente essendo materia interna ai movimenti politici.

Tale meccanismo si è andato formando nel tempo.

Ma questa è un’altra storia!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-23 10:02:512019-08-23 10:02:51USA: il quadro e le manovre possibili in vista delle elezioni

Missouri

Agosto 23, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ok, vota repubblicano dai tempi del primo Nixon il Missouri.

Non sempre però.

Jimmy Carter e poi Bill Clinton ce l’hanno fatta a portare dalla loro parte i Grandi Elettori dello Stato con capitale Jefferson City.

E d’altronde, oggi, su otto Rappresentanti, due sono asinelli.

Restano repubblicani Governatore e Senatori e, considerando il fatto che Trump nel 2016 è arrivato al cinquantasei per cento dei voti popolari, si può ragionevolmente pensare che il 3 novembre 2020 i dieci delegati nazionali missouriani entreranno a far parte del suo bottino.

Guardando indietro, due i voti ai Democratico Repubblicani.

Prevalenza poi in generale di espressioni favorevoli all’asinello (ventinove a diciannove) ma da segnalare particolarità relative a due tornate elettorali davvero complicate.

Nel 1824 il Missouri fu uno dei tre Stati che si espressero per Henry Clay.

Nel 1860 l’unico per Stephen Douglas.

Ove si aggiunga che nel 1956 tradì Eisenhower per Adlai Stevenson…

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-23 10:02:042019-08-23 10:02:04Missouri

Sondaggi per le Primarie democratiche in Colorado

Agosto 23, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Bernie Sanders di un pelo (ventisei a venticinque per cento) su Joe Biden.

Terza Elizabeth Warren a venti.

Quarta Kamala Harris a tredici e quinto Pete Buttigieg fermo a cinque.

Questo l’esito del sondaggio svoltosi in Colorado in questi giorni per vedere il seguito dei candidati alla nomination democratica 2020.

I rilevatori hanno anche voluto capire a chi andrebbero in questa occasione i voti di coloro che nel 2016 votarono Hillary.

Ebbene, il quarantacinque per cento di costoro voterebbe Joe Biden.

Il ventuno Elizabeth Warren.

Il quattordici Kamala Harris.

Il quattro soltanto Bernie Sanders.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-23 10:00:362019-08-23 10:00:36Sondaggi per le Primarie democratiche in Colorado

Sondaggi per il Caucus democratico del Nevada

Agosto 23, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Nessuna sorpresa nelle prime quattro posizioni nella graduatoria tra candidati democratici alla nomination 2020 nel Nevada.

Biden davanti (venticinque per cento).

Warren, Sanders e Harris tutti intorno al dieci ad inseguire.

La stranezza (in quanto altrove ben differentemente in peggio valutato) è il nome del quinto in graduatoria con un bel sei per cento: Tom Steyer!

Si vede che da queste parti il miliardario in questione piace.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-23 09:59:362019-08-23 09:59:36Sondaggi per il Caucus democratico del Nevada

USA 2016: Diocleziano vs Costantino (con al termine le osservazioni di Raimondo Fassa e un necessario Post Scriptum)

Agosto 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Tra i pochissimi capaci di lasciare volontariamente il potere, di abdicare e di rifiutare successivamente ogni invito o sollecitazione a riprendere il comando e il controllo, per quanto negli anni di ritiro a Spalato avesse sotto gli occhi il disfacimento della riforma dell’Impero Romano (Tetrarchia) come l’aveva voluta e strutturata, Diocleziano, che i Serbi ricordano icasticamente e infine come “l’avversario di Dio”.

Persecutore feroce dei Cristiani (e dei Manichei), negli ultimi anni di regno, può l’Imperatore Diocleziano essere stato sia pur lontanamente apparentato, guardando al confronto delle Presidenziali americane del 2016, da qualcuno (da più) nientemeno che ad Hillary Rodham Clinton?

Non del tutto follemente e comunque in modo tale da convincere non pochi a contrastare la Signora sul piano etico e a votare per Donald Trump quasi si potesse ritenere il tycoon un Costantino capace, di contro, di sostenere i valori morali e di impedire – immancabile ove Diocleziano avesse prevalso – una persecuzione?

Infiniti convincimenti, asserzioni, elucubrazioni, fraintendimenti, elaborazioni, stati d’animo, sofferenze, dolori, amori, rimpianti, cattiverie, simpatie, antipatie, insieme, indissolubili, portano a concludere in ogni umano sentire ed operare.

Così il predetto apparentamento è stato possibile.

Era l’ex Segretario di Stato ed ex First Lady per gli integralisti cristiani (Evangelici in prima linea visto che hanno preferito il repubblicano tra gli uomini all’ottantuno per cento e tra le donne al settantadue, ma anche, sorprendentemente per i poco avveduti, tra gli ispanici in larghissima misura di formazione cattolica) la portatrice di serissimi e inaccettabili attacchi ‘liberal’ al Cristianesimo come dai conservatori inteso.

Voleva il Partito Democratico con la Signora ‘innovare’ sostenendo e dando viepiù strada a riforme contro le quali necessitava decisamente muoversi.

L’aborto, per gli integralisti religiosi semplicemente da abolire, ovviamente.

I matrimoni omosessuali, inimmaginabili.

Le politiche di ‘apertura’ verso i transessuali e quel mondo che va sotto la voce lgbtq, ignobile.

Non un Diocleziano in armi certo, ma per non pochi ancor più pericoloso perché alle persecuzioni si reagisce agitando sofferenze e martiri, non altrettanto alle diaboliche ‘riforme’ che tendono al definitivo.

E non importava, non ha importato per costoro che la rappresentanzione.

Non importava, non ha importato la – se mi è consentito – a volte discutibile, per comportamenti magari pregressi, figura di Donald Trump.

Ha in cotal modo prevalso Costantino.

Prevarrà nel 2020?

Saranno in grado i democratici di proporsi agli elettori ‘altri’ rispetto ai propri in modo ‘accettabile’?

Sinceramente, difficile possa accadere guardando allo stuolo dei candidati alla nomination dell’asinello.

Joe Biden escluso, Bernie Sanders romanticamente compreso, una aggregazione di radicali, ‘feroci’ per i predetti integralisti, in molti determinanti Stati determinanti.

Le osservazioni di Raimondo Fassa (al quale, concordando sulla continuità tra i due, ho fatto notare che comunque Diocleziano è un persecutore e Costantino un pacificatore e come tali sono conosciuti) al mio testo su Clinton/Diocleziano e Trump/Costantino

La maggior parte degli storici concorda nel ritenere Diocleziano e Costantino in sostanziale continuita’.

Essi furono ’restitutores Imperii’, dopo il terribile periodo dell’anarchia militare.

Diocleziano perseguitò il Cristianesimo per le stesse ragioni per le quali Costantino lo legittimò.

Vedeva nel Cristianesimo una sorta di ’corpo estraneo’, come tale disgregatore dell’Impero. Percio tento’ di distruggerlo.

Costantino prese atto dell’impossibilita’ di estirparlo.

Comprese che il Cristianesimo poteva essere un ottimo ‘collante’ ideologico (al posto del ‘vecchio’ paganesimo sul cui rafforzamento Diocleziano ancora puntava).

La Clinton (semplifico molto) è sostanzialmente ‘laicista’.

Tende a ritenere la religione (qualunque religione!) un fatto ‘privato’ politicamente irrilevante.

Diocleziano non era di questo parere.

Per lui la religione contava, eccome!

Ora, l’atteggiamento del laicismo contemporaneo è, per qualunque religione, assai pericoloso.

Un conto è perseguitare una religione in nome di un’altra.

Un altro è eliminare l’idea di Dio da qualunque concezione della politica e della società.

In definitiva, anche i cattolici (e persino i musulmani!) americani, su un piano puramente logico, avrebbero dovuto votare per Trump!

Post Scriptum,

di MdPR

In verità, contrariamente a quanto ci si aspettava, una leggera maggioranza degli Ispanici che hanno votato nel 2016 lo ha fatto a favore dei repubblicani proprio per ragioni etico religiose essendo contrari alle ‘aperture’ della parte avversa.

Da non poco tempo, poi, i vecchi Cattolici, una volta vicini solo ai democratici (del resto, i due candidati alla Presidenza di fede ‘papista’ – come si diceva sprezzantemente ai tempi del primo tra loro, Alfred Smith, 1928, il secondo essendo naturalmente John Kennedy, 1960 – appartenevano all’asinello), si sono palesati altresì repubblicani, molti essendo per esempio tali nel 2016 tra i diciassette aspiranti alla nomination GOP.

Non stranamente, ma stranamente, gli integralismi protestanti e quelli cattolici si sono incontrati, riconosciuti, uniti.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-22 09:58:202019-08-22 09:58:20USA 2016: Diocleziano vs Costantino (con al termine le osservazioni di Raimondo Fassa e un necessario Post Scriptum)

Michigan

Agosto 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Mica male i sedici Grandi Elettori ai quali ha diritto il Michigan.

Mica male e strappati da Donald Trump a Hillary Clinton per un pugno di voti popolari.

Un risultato che certamente non mette tranquillo il Presidente in vista del 3 novembre 2020.

Si tenga poi conto del fatto che tutti e due i Senatori dello Stato con capitale Lansing sono democratici e che la compagine dei quattordici Rappresentanti è divisa a metà.

Il Michigan, storicamente, vota alle Presidenziali dal 1836 ed è uno degli Stati conquistati nel 1912 da Theodore Roosevelt.

Quanto alle preferenze, si è espresso sedici volte per l’asinello e ventotto per i repubblicani.

Agli albori, in una circostanza (1840, William Harrison) si espresse per i Whig.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-22 09:56:522019-08-22 09:56:52Michigan

Spese elettorali nella trascorsa settimana

Agosto 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Per la terza volta consecutiva (credo dovremo abituarci essendo il candidato con maggiori disponibilità) è Tom Steyer il pretendente democratico alla nomination che ha speso di più nella trascorsa settimana.

Non poi moltissimo e decisamente meno che in precedenza: 397.484 dollari.

Poi, nell’ordine,

Pete Buttigieg con 195.692.

Bernie Sanders, 187.317.

Marianne Williamson, 112.052.

Per parte sua, Trump ha impegnato 163.393 dollari.

Dati ufficiali alla mano.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-22 09:55:452019-08-22 09:55:45Spese elettorali nella trascorsa settimana

Marianne Williamson sarà a Houston

Agosto 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

In programma a Houston il 12 e 13 settembre il terzo Dibattito Ufficiale tra i candidati democratici alla nomination.

Dure le selezioni e, big a parte, difficile qualificarsi perché il Democratic Electoral Committee cerca di sfoltire i ranghi.

Ieri l’altro Julian Castro ha comunicato di poter partecipare avendo i prescritti requisiti.

Oggi, altrettanto, afferma Marianne Williamson.

Vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-22 09:54:472019-08-22 09:54:47Marianne Williamson sarà a Houston

Quasi tutti ad Altoona, Iowa

Agosto 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Tra i big, mancava Kamala Harris.

Ad Altoona, Iowa, ieri 21 agosto, quindici candidati democratici alla nomination erano presenti e sono intervenuti alla Iowa Federation Labor’s Annual Convention.

Notevole davvero la copertura televisiva e brillanti gli interventi.

Una vita d’inferno i candidati, invero.

In giro per tutti gli States per mesi e mesi, sperando che così continui ad essere.

Non succedesse più vorrebbe dire essere fuori!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-22 09:53:012019-08-22 09:53:01Quasi tutti ad Altoona, Iowa

Bill Weld nel New Hampshire speranzoso (in cosa?)

Agosto 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Torna ricorrentemente nel New Hampshire l’ex Governatore del Massachusetts ed unico sfidante ufficiale di Donald Trump per la nomination repubblicana 2020 William Bill Weld.

Ritiene di avere concrete chance.

Altrettanto ricorrentemente ricorda che non pochi Presidenti in carica e in cerca di rielezione come il tycoon, proprio scivolando internamente al loro partito elettoralmente nel New Hampshire, hanno poi mancato l’elezione.

Perdendo dallo sfidante o abbandonando la partita.

Harry Truman e Lyndon Johnson lasciarono.

Gerald Ford, Jimmy Carter e George Herbert Bush furono defenestrati.

Ora, in tutti questi casi, della sconfitta dell’incumbent non ha approfittato in verità chi l’ha causata (il quale non ha ricevuto poi l’investitura), ma il candidato del partito avverso.

Desidera vincere o solo che Trump perda?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-22 09:51:592019-08-22 09:51:59Bill Weld nel New Hampshire speranzoso (in cosa?)
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