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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

John Hickenlooper lascia la corsa per la nomination democratica

Agosto 15, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

“Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare”, si dice.

Ma capita anche – in un ‘gioco’ durissimo come la maratona che porta alla nomination per la Casa Bianca – che i meno attrezzati si ritirino.

Non è il primo a farlo l’ex Governatore del Colorado John Hickenlooper che oggi ha dichiarato, secondo prassi, di ‘sospendere’ la sua campagna.

Altri certamente seguiranno anche prima del famoso terzo dibattito televisivo in programma in Texas verso metà settembre.

È la realtà dei numeri relativi alle donazioni e ai sostegni ricevuti che detta e impone la rotta.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-15 12:01:282019-08-15 12:01:28John Hickenlooper lascia la corsa per la nomination democratica

E chi sta spendendo di più?

Agosto 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ok, i Caucus e le Primarie sono lontane (3 febbraio Caucus dell’Iowa, 11 febbraio Primaria del New Hampshire, ricordiamo), ma c’è chi tra i democratici in cerca di nomination sta già spendendo fior di quattrini nelle più diverse azioni promozionali.

Guardiamo all’ultimo trascorso fine settimana.

Ai dati ufficiali.

Maggior investitore, di gran lunga, Tom Steyer (e non è la prima volta) per un totale di oltre 1.122.000 dollari!

Secondo, staccatissimo, Pete Buttigieg con 226.000 e passa.

Terzo Bernie Sanders fermo a quasi 195.000 svanziche.

Segue, poco distante, Kirsten Gillibrand.

Non che Donald Trump sia stato a guardare visto che ha messo sul piatto anche lui un notevole gruzzolo: 238.405 dollari.

Lo sappiamo, la corsa per essere condotta bene e arrivare fino in fondo costa molti quattrini.

Che occorre raccogliere (anche perché la raccolta diffusa è uno dei criteri di valutazione per l’ammissione ai dibattiti televisivi).

Ma che possono anche essere propri e Steyer è un miliardario.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-14 14:08:082019-08-14 14:08:08E chi sta spendendo di più?

Rifiutare Fillmore e scegliere Fremont

Agosto 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1856, Philadelphia, Pennsylvania, dal 17 al 19 giugno.

Prima Convention del da poco nato Partito Repubblicano che sostanzialmente riunisce gli oppositori alla espansione nei Territori dello schiavismo.

Non pochi gli aspiranti alla nomination.

Fra i più significativi, William Seward (in quel momento Senatore del New York), Charles Sumner (Senatore del Massachusetts), Salmon Chase (all’atto, Governatore dell’Ohio), John Fremont (già Senatore della California).

Arriva quest’ultimo da favorito avendo ricevuto una prima investitura dal North American Party, una frazione dell’American Party contraria allo schiavismo e non intenzionata a sostenere in quella bisogna il candidato scelto da questo ultimo partito e cioè l’ex Presidente Millard Fillmore.

Prevale in effetti l’ex Senatore per poi perdere onorevolmente il successivo 4 novembre contro il democratico James Buchanan.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-14 12:00:182019-08-14 12:00:18Rifiutare Fillmore e scegliere Fremont

‘Commander in chief’ il Presidente

Agosto 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il Presidente degli Stati Uniti d’America è per Costituzione il ‘Commander in chief’ delle Forze Armate.

L’avere effettuato il servizio militare non è tra i prerequisiti richiesti per ricoprire l’incarico.

Fino ad oggi, nessuno tra i signori che hanno abitato la dimora presidenziale ha fatto in precedenza parte del Corpo dei Marines o della Guardia Costiera.

Quindici hanno servito nell’Esercito.

Nove in Milizie Statali.

Sei in Marina.

Due nell’Esercito Continentale creato dalle tredici ex colonie per combattere i britannici.

Generali a diverso livello furono

George Washington

William Harrison

Zachary Taylor

Ulysses Grant

Dwight Eisenhower

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-14 11:53:102019-08-14 11:53:10‘Commander in chief’ il Presidente

Ammessi al terzo dibattito

Agosto 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Nove finora i candidati democratici che, avendo rispettato i severi (molte le lamentazioni in merito) criteri di selezione decisi dal Democratic National Commettee sono ammessi al terzo dibattito che si terrà a Houston, Texas, il 12 e 13 settembre.

Ecco in ordine alfabetico i promossi:

Joe Biden

Cory Booker

Pete Buttigieg

Kamala Harris

Emy Klobuchar

Beto O’Rourke

Bernie Sanders

Elizabeth Warren

Andrew Yang

Prossimi alla ammissione

Julian Castro

Tom Steyer

Da segnalare che il Sindaco di New York Bill de Blasio ha dichiarato che intende proseguire la campagna anche se non ammesso al confronto di Houston e che Pete Buttigieg ha chiamato a collaborare alla sua azione l’ex Direttore del Democratic National Committee Brandon Neal.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-14 11:52:142019-08-14 11:52:14Ammessi al terzo dibattito

Oklahoma

Agosto 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sette i Grandi Elettori ai quali oggi ha diritto l’Oklahoma.

Non male come bottino.

Che non dovrebbe assolutamente sfuggire al candidato repubblicano.

Già, perché dal 1952 – la prima volta di Dwight Eisenhower – solo una volta (Lyndon Johnson, 1964) lo Stato con capitale Oklahoma City ha votato democratico.

Entrats nell’Unione nel 1907, è pertanto dal 1908 che ‘La terra degli uomini rossi’ partecipa alle Presidenziali.

Seguendo perfettamente il percorso geopolitico del Sud, è appartenuta all’asinello quasi costantemente e comunque fino al momento, da questo punto di vista rivoluzionario, nel quale il GOP (come detto con Eisenhower) decise di varcare il confine e battersi in una terra fino a quel momento ostile si repubblicani.

Attualmente, a conferma della forte appartenenza, all’elefante fanno capo il Governatore, i due Senatori e quattro Rappresentanti su cinque.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-14 11:50:332019-08-14 11:50:33Oklahoma

21 agosto 1959

Agosto 13, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È sessant’anni fa tra pochi giorni – il 21 agosto del 1959 – che un Ordine Esecutivo firmato dal Presidente Dwight Eisenhower proclama le Hawaii Stato dell’Unione.

Di più, il cinquantesimo Stato dell’Unione!

Una specie di punto fermo.

Dal 1960 – ovviamente la prima votazione per White House – le isole in questione hanno votato solo due volte repubblicano.

Per Richard Nixon nel 1972 e per Ronald Reagan nel 1984.

Per il resto, sempre democratico.

Hanno oggi le Hawaii diritto a quattro Grandi Elettori e si fa davvero fatica a pensare che possano sfuggire all’asinello.

D’altronde, Governatore, Vice Governatore, Senatori e Rappresentanti sono tutti democratici.

Si aggiunga che lo Stato ha dato i natali a Barack Obama e che una delle candidate attuali alla nomination sempre democratica è Tulsi Gabbard, qui eletta alla Camera.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-13 14:08:052019-08-13 14:08:0521 agosto 1959

Voto di guerra

Agosto 13, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1916, è in corso la Prima Guerra Mondiale.

Gli Stati Uniti d’America non sono belligeranti in quel momento.

Il Presidente uscente Woodrow Wilson viene confermato.

1940, è in atto la Seconda Guerra Mondiale.

Gli USA non vi partecipano e Franklin Delano Roosevelt viene eletto una terza volta.

1944, a secondo conflitto mondiale in corso, questa volta partecipi eccome gli States, F. D. R. conquista un quarto mandato.

Come si vede, nelle circostanze elencate, guardando alla situazione bellica esistente, l’elettorato americano ha pensato bene di restare, per così dire, in mani esperte, sicure.

Particolare la situazione nel 1952, a Guerra di Corea in corso.

Particolare perché il Capo dello Stato in carica (Harry Truman) non si ricandida.

Opposta, invece, la vicenda ambientata nel 1968 perché è proprio la Guerra in Vietnam a indurre il Presidente Lyndon Johnson a non ripresentarsi.

1972: si torna per una volta all’antico.

Il conflitto vietnamita è in corso e Richard Nixon viene rieletto.

Tralasciando la Guerra del Golfo, nel corso della quale non vi furono votazioni per White House negli USA, nel 2004, George Walker Bush fu preferito anche per i vari fronti – quello iracheno in specie – che il Paese andava affrontando.

Non che il comportamento dell’elettorato in queste tornate elettorali (che hanno visto, salvo quando era lo stesso inquilino della Casa Bianca a dire basta, gli americani tenersi stretta l’amministrazione in carica) sia stato determinato esclusivamente dalla guerra allora in atto ma certamente l’idea di affidarsi alla mano che già guida il Paese ha avuto un certo peso.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-13 13:54:272019-08-13 13:54:27Voto di guerra

‘Electability’

Agosto 13, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ove ‘Electability’ significasse solo ‘eleggibilità’ quanto alla Presidenza USA potremmo trattarne in poche righe.

È difatti ‘electable’ (‘eleggibile’) secondo il disposto della Carta Costituzionale una persona che abbia i seguenti tre requisiti: sia cittadino dalla nascita, abbia risieduto negli States per almeno quattordici anni e abbia compiuto i trentacinque anni d’età.

In effetti, però ed invece, il concetto fa riferimento a molto altro.

Guardando al passato, per un primo esempio, nel 1928 il democratico Alfred Smith possedeva assolutamente i requisiti richiesti ma, data la situazione, era nei fatti del tutto ineleggibile.

La sua appartenenza religiosa (era cattolico), nello specifico momento storico sociale culturale, lo palesava come improponibile e difatti fu rovinosamente demolito.

Ancora, nel 1932, un Franklin Delano Roosevelt che si fosse proposto quale in effetti era (un poliomielitico costretto sulla sedia a rotelle) senza ‘mascherarsi’ quali effettive chance avrebbe avuto?

E ancora, ancora, il reverendo Jesse Jackson nel 1984 e quattro anni dopo non vide forse la sua corsa fortemente trattenuta dal fatto di essere un nero?

L’handicap nel 1932, il colore della pelle nel 1984/1988 come l’appartenenza religiosa nel ‘28 rendevano ineleggibili.

Le stesse situazioni, decenni dopo – si guardi a Kennedy e ad Obama – non ostacolavano più.

Difficile poi anche capire se davvero un candidato sia in questo senso eleggibile o meno.

Tra Hillary Clinton e Donald Trump chi era a detta di tutti il candidato che nella situazione ‘doveva’ vincere se non la prima?

Chi quello improponibile se non il tycoon?

Tutto ciò detto, può sembrare restrittivo arrivare alla conclusione che ora espongo ma che corrisponde al vero: eleggibile è chi in effetti vince!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-13 13:54:212019-08-13 13:54:21‘Electability’

Presidenti mancini

Agosto 13, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Uno solo nell’Ottocento, per di più verso la fine: James Garfield, eletto nel 1880.

Due nella prima metà del Novecento: Herbert Hoover (vincente nel 1928) e Harry Truman (successore di Franklin Delano Roosevelt nell’aprile del 1945).

Quattro nei secondi cinquanta dello stesso Ventesimo secolo: Gerald Ford (subentrato a Richard Nixon nell’agosto del 1974), Ronald Reagan (eletto nel 1984), il suo successore George Herbert Bush e colui che lo defenestrò nel 1992 Bill Clinton.

Uno solo a partire dal 2000: Barack Obama.

Otto in totale.

Tre democratici.

Cinque repubblicani.

Vorrà dire qualcosa tutto questo?

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