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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Come vota (?!) Guam

Agosto 7, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

L’isola di Guam – che fu affidata agli Stati Uniti dal Trattato di Parigi che concludeva la Guerra Ispano Americana – è un ‘Territorio non incorporato’ USA.

Ovviamente, non essendo uno Stato, non vota per le Presidenziali.

(Invia invece propri delegati alle Convention dei due partiti maggiori).

Peraltro, nel giorno nel quale le votazioni hanno luogo, dal 1980, colà, si tiene uno ‘straw poll’, quel tipo di consultazione volontaria che serve sostanzialmente a capire che aria tira.

Come attribuirebbe cioè Guam i suoi Grandi Elettori se ne disponesse.

Ebbene, sia Barack Obama che Hillary Clinton, per fermarci alle ultime votazioni, hanno stravinto.

Da notare che nel 2016 ai due contendenti nazionali si è aggiunta una ‘candidata alla Casa Bianca locale’: la socialista Mimi Soltysik che ha preso il quattro e ventidue per cento dei voti.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-07 13:18:232019-08-07 13:18:23Come vota (?!) Guam

Lincoln, F. D. Roosevelt, Washington, T. Roosevelt, Jefferson, i primi cinque nelle classifiche

Agosto 7, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Detto che aveva certamente ragione John Kennedy quando sosteneva come non sia assolutamente possibile giudicare l’operato di un Presidente senza avere vissuto nella propria carne e affrontato personalmente le difficoltà di ogni suo giorno di comando, innumerevoli le classifiche che cercano di mettere in ordine di grandezza (spesso, di piccolezza) gli inquilini di White House.

(Per inciso, si dice così ma invero George Washington non risiedette mai alla Casa Bianca, edificio di là da venire ai suoi tempi che d’altra parte verrà così chiamato più tardi essendo denominato originalmente ‘Dimora presidenziale’).

Dovendo necessariamente guardare al periodo trascorso sul ponte di comando, capita che pensatori, legislatori, uomini politici straordinari (James Madison, su tutti) non possano essere valutati tra i primi per ragioni storiche particolari.

Capita altresì che Presidenti assolutamente eccezionali quanto ad uno specifico campo (Lyndon Johnson in politica interna) risultino ‘azzoppati’ per altri versi.

Capita che nella valutazione intervengano fattori afferenti la vicinanza temporale: meglio sarebbe non giudicare gli ultimi, per dire, e lasciare ai posteri il giudizio.

Occorre infine che la valutazione sia determinata da fattori emotivi: l’assassinio praticamente in diretta di Kennedy…

Tutto ciò considerato, guardando a trentacinque/ trentasei Capi dello Stato rimasti (come detto in un’altra circostanza, tre di loro hanno governato troppo poco tempo: William Harrison, James Garfield e Zachary Taylor e, ribadisco, i più recenti andrebbero depennati), i primi cinque posti in graduatoria sono unanimemente riservati a

– Abraham Lincoln

– Franklin Delano Roosevelt e

George Washington praticamente alla pari

– Theodore Roosevelt

– Thomas Jefferson.

Personalmente, farei salire di qualche buona posizione ‘Teddy’, ma si può concordare.

Nota bene

1) I cinque Signori sono decisamente ‘datati’: F. D. Roosevelt, ultimo tra loro a lasciare il potere, muore in carica il 15 aprile 1945!

(D’altronde, il sesto è il suo successore Harry Truman).

2) Incredibilmente, Washington, Jefferson, Lincoln e Teddy Roosevelt sono i quattro Presidenti immortalati sul Monte Rushmore da Gutzon Borglum che non incluse il secondo Roosevelt solo perché compì l’opera tra il 1933 e il 1941 anni nei quali Franklin Delano sedeva proprio alla Casa Bianca.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-07 13:17:322019-08-07 13:17:32Lincoln, F. D. Roosevelt, Washington, T. Roosevelt, Jefferson, i primi cinque nelle classifiche

2016. Democratici candidati alla nomination sei Repubblicani diciassette

Agosto 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Elezioni Presidenziali particolari quelle datate 2016.

Impossibilitato il Presidente uscente (Barack Obama) a ricandidarsi per il disposto del XXI Emendamento del 1951,

non in corsa il suo Vice Joe Biden,

si proponeva una situazione decisamente poco frequente, rara, visto che dalle votazioni del 1928 (Alfred Smith contro Herbert Hoover) in poi solo nel 2008 era accaduto altrettanto: non erano cioè tra i candidati né un Capo dello Stato in cerca di conferma né un Vice desideroso di subentrargli.

Sei appena nel 2016, agli inizi della campagna, i contendenti democratici alla nomination.

Erano

l’ex First Lady e Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton,

il Senatore del Vermont Bernie Sanders,

l’ex Governatore del Maryland Martin O’Malley,

l’ex Governatore del Rhode Island Lincoln Chafee,

l’ex Senatore della Virginia Jim Webb,

il docente di Harvard Lawrence Lessig.

Gli ultimi tre lasciarono la corsa prima ancora del Caucus dell’Iowa.

O’Malley pensò bene di ‘sospendere’ la sua partecipazione subito dopo la predetta votazione.

Sappiamo poi bene come la contesa tra Hillary e Bernie si concluse a favore della prima.

Diciassette i candidati repubblicani:

Donald Trump, imprenditore,

John Kasich, Governatore dell’Ohio,

Ted Cruz, Senatore del Texas,

Marco Rubio, Senatore della Florida,

Ben Carson, medico,

Jeb Bush, ex Governatore della Florida,

Jim Gilmore, già Governatore della Virginia,

Chris Christie, Governatore del New Jersey,

Carly Fiorina, dirigente industriale,

Rick Santorum, già Senatore per la Pennsylvania,

Rand Paul, Senatore del Kentucky,

Mike Huckabee, ex Governatore dell’Arkansas.

Escluso Trump – sappiamo dove è arrivato – i predetti, in conseguenza dei risultati personalmente ottenuti, si ritirarono cammin facendo.

Al contrario, uscirono prima dell’Iowa:

George Pataki, ex Governatore del New York,

Lindsey Graham, Senatore del South Carolina,

Bobby Jindal, Governatore in scadenza della Louisiana,

Scott Walker, Governatore del Wisconsin,

Rick Perry, ex Governatore del Texas.

Più articolata la procedura democratica quanto alla scelta dei delegati alla Convention visto che l’attribuzione degli stessi avveniva su base proporzionale ai voti popolari presi.

Più sciolta quella repubblicana perché molto spesso i delegati suddetti venivano assegnati col sistema ‘winner take all’.

Assoluto, quando bastava avere comunque un suffragio in più dei rivali per ottenere tutti i delegati dello Stato votante.

Relativa, allorquando era necessario arrivare ad ottenere almeno il cinquanta per cento più uno dei voti, venendo altrimenti i delegati attribuiti proporzionalmente.

È in ragione dei differenti sistemi che la prevalenza di Donald Trump fra i GOP si appalesò temporalmente prima di quella di Hillary Clinton tra gli asinelli.

Cinquantasei, tra Stati e Territori Associati, le votazioni indette dai repubblicani.

Cinquantasette, Territori e Elettori all’estero compresi, quelle democratiche.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-06 13:16:062019-08-06 13:16:062016. Democratici candidati alla nomination sei Repubblicani diciassette

South Dakota

Agosto 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Entrato nell’Unione nel 1889, lo Stato con capitale Pierre vota repubblicano alle Presidenziali dalla tornata successiva alla vittoriosa ‘valanga’ firmata da Lyndon Johnson nel 1964.

Contando le complessive trentadue tornate, ricordando che nel 1912 fu tra gli Stati che preferirono Theodore Roosevelt (nella circostanza, ‘terzo’ in quanto uscito dal GOP), si è rivolto ai democratici in sole quattro occasioni.

Nel 1896, con il tribuno William Jennings Bryan.

Le prime due volte di Franklin Delano Roosevelt (1932 e 1936).

Con Lyndon Johnson, nel 1964.

Dato che spesso – e nel caso del 2016 con Donald Trump – il candidato dell’elefante qui prende intorno al sessanta per cento dei voti, difficilissimo pensare che il 3 novembre 2020 i tre Grandi Elettori del South Dakota sfuggano ai repubblicani.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-06 13:15:002019-08-06 13:15:00South Dakota

North Dakota

Agosto 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Nell’Unione dal 1889, il North Dakota, ove si escluda la tornata elettorale del 1892 (votò il populista James Weaver preferendolo all’uscente Benjamin Harrison e al ‘cavallo di ritorno’ Grover Cleveland, che si impose), dalla successiva Presidenziale al 1936 compreso si espresse costantemente per il candidato poi risultato vincente.

Una sequenza veramente notevole.

Fu invece tra gli Stati che abbandonarono Franklin Delano Roosevelt nel 1940, alla sua terza ricandidatura.

Dal 1968, costantemente, vota per il GOP.

Conta oggi su Governatore, Senatori e Rappresentante (uno solo) assolutamente ‘Red’.

Tre Grandi Elettori quelli dello Stato con capitale Bismarck che non sfuggiranno certamente a Donald Trump il quale qui ha vinto nel 2016 col sessantatre per cento dei suffragi e con un margine incredibilmente ampio.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-06 13:13:562019-08-06 13:13:56North Dakota

Louisiana

Agosto 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È nel 1812 che la Louisiana entra a far parte dell’Unione.

E fino alla tornata del 1824 compresa fu il legislativo locale ad eleggere i Grandi Elettori spettanti.

Dopo di che – davvero una notevole sequenza – fino al 1860 compreso lo Stato con capitale Baton Rouge votò in ogni circostanza (anche due volte Whig) per il candidato eletto.

Escluso dalle consultazioni nel 1864 (era in corso la Guerra di Secessione e apparteneva ovviamente al Sud), ebbe In seguito preferenze elettorali alterne votando fra l’altro sia nel 1948 che nel 1968 per ‘terzi candidati’ segregazionisti (nell’ordine, J. Strom Thurmond e George Wallace).

È tra i pochi Stati che nel 1964 appoggiò Barry Goldwater nella tornata che segnò profondamente la geopolitica nazionale.

Dal 1980 – esclusi i due Clinton (1992 e 1996) – si esprime a favore dei repubblicani con percentuali molto alte.

Conta su Otto Grandi Elettori e, guardando, oltre che ai recenti esiti, alla composizione della delegazione congressuale (i due Senatori e cinque Rappresentanti su sei appartengono al GOP) dobbiamo ritenere debba esprimersi nel 2020 di bel nuovo per Donald Trump.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-06 13:12:422019-08-06 13:12:42Louisiana

Quando, come accadrà nel 2020, si è votato il 3 novembre

Agosto 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È dalla tornata elettorale del 1848 che si vota “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile”.

(Prima, le votazioni si svolgevano nell’arco di più settimane, con epicentro comunque nel mese di novembre).

Nel 2020 i cittadini elettori saranno chiamati al voto il 3 del penultimo mese dell’anno.

Ecco i precedenti (è già capitato sei volte) in proposito.

3 novembre 1868: prima votazione per le Presidenziali dopo la fine della Guerra di Secessione; vince il Generale Ulysses Grant, repubblicano, sconfiggendo nettamente il democratico Horatio Seymour.

3 novembre 1896: l’unica circostanza nella quale uno dei candidati è tale per due diversi partiti (democratico e populista) ed è per questo accompagnato da due candidati Vice.

Si tratta del grande oratore e demagogo William Jennings Bryan (alla sua prima prova: sarà di nuovo in corsa nel 1900 e nel 1908) che però perde dal repubblicano William McKinley.

1908: terza sconfitta (un record per candidati dei due partiti dominanti dal 1856) del citato William Jennings Bryan.

Ad opera del repubblicano William Taft.

1936: seconda e oceanica affermazione di Franklin Delano Roosevelt che vince in quarantasei Stati su quarantotto lasciando al repubblicano Alf Landon la miseria di otto Grandi Elettori su cinquecentotrentuno.

1964: Lyndon Johnson vince a valanga sul GOP Barry Goldwater che cattura solo sei Stati.

Si tratta di una rivoluzione geopolitica epocale visto che i democratici si affermano in tutto il Nord dell’Unione, laddove in precedenza erano latitanti, e considerando che per la prima volta i repubblicani – peraltro come detto travolti – conquistano parte del Sud dove in precedenza non erano neppure considerati.

1992: prima affermazione di Bill Clinton che defenestra il GOP George Herbert Bush.

Questi perde anche per la presenza di un terzo candidato indipendente di notevole peso elettorale.

Si tratta di Ross Perot che arriva al diciannove per cento dei voti popolari ma non conquista neppure uno Stato (e quindi nemmeno un Grande Elettore).

Sei precedenti davvero interessanti (per quanto, conoscendo le pieghe delle elezioni, difficile davvero trovarne una senza specificità).

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-06 13:11:552019-08-06 13:11:55Quando, come accadrà nel 2020, si è votato il 3 novembre

Alabama

Agosto 5, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Entrato nell’Unione nel 1819, lo Stato dell’Alabama – come gli altri che avevano aderito alla Confederazione del Sud e perso la Guerra di Secessione – ha partecipato a tutte le elezioni presidenziali possibili (visto l’anno di sua ammissione dal 1820) tranne che a quella del 1864, svoltasi mentre il conflitto fratricida perdurava.

Quarantanove, quindi, le presenze dello Stato con capitale Montgomery.

Ha votato una volta Whig e in una circostanza Democratico Repubblicano ai vecchi tempi.

Si è distinto altresì particolarmente per avere dato i propri Grandi Elettori nel 1948 a Strom Thurmond e nel 1968 a George Wallace.

Per il resto, in ventinove occasioni ha votato democratico e in sedici per il GOP.

Ventisei volte per il candidato vincente.

Da quando – 1856 – si fronteggiano i due partiti che ben conosciamo, asini ed elefanti, si è espresso lungamente per i democratici (con qualche eccezione) e infine, dal 1980 invariabilmente per i repubblicani.

È oggi non da oggi soltanto, quindi, un ‘Red State’ e, anche guardando alla consistenza della sua delegazione congressuale, difficile che qualcuno possa pensare nel 2020 ad un voto contrario a Donald Trump.

Nove Grandi Elettori sui quali il tycoon dovrebbe senz’altro poter contare.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-05 12:54:422019-08-05 12:54:42Alabama

Georgia

Agosto 5, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Tra i Fondatori, la Georgia dovrebbe poter contare su cinquantotto partecipazioni alle Presidenziali.

Così non è, visto che, essendo uno degli Stati secessionisti, nel 1864, a Guerra civile in corso, non votò.

Quanto ai primi decenni, dopo George Washington (indipendente), prima del confronto diretto tra asinelli ed elefantini, si espresse tre volte per i Whig e otto per i Democratici Repubblicani.

Da segnalare, successivamente, il voto per George Wallace nel 1968.

Sedici i Grandi Elettori ai quali ha diritto: numero significativo.

Con l’eccezione del Clinton del 1992, vota repubblicano dai tempi del Reagan 1984.

Va comunque considerato che non pochi (cinque su quattordici) tra i suoi Rappresentanti sono scelti tra gli asinelli.

Dovrebbe peraltro e quindi lo Stato con capitale la mitica Atlanta esprimersi a favore di Donald Trump a novembre 2020.

Nota Bene

Come tutti gli Stati del Sud, la Georgia è sostanzialmente conservatrice.

Ha preferito i democratici (per i quali si è espressa trentuno volte) soprattutto in passato quando rappresentavano quelle posizioni passando successivamente spesso al campo avverso.

Lo spartiacque nel 1964 allorquando preferì Barry Goldwater a Lyndon Johnson.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-05 12:53:212019-08-05 12:53:21Georgia

‘Dog whistle’

Agosto 5, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sapete il fischietto per cani, quello a ultrasuoni che gli umani non possono sentire?

Il ‘dog whistle’, nel gergo politico anglosassone, è invero un messaggio che solo gli amici e gli addetti ai lavori possono capire al quale possano dare seguito.

In campagna elettorale è utilizzato in specie per far dire ad altri cose che si pensano e che non si ritiene utile esternare personalmente.

Da usare con oculatezza, con particolare attenzione, ad evitare ritorni negativi.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-08-05 12:52:042019-08-05 12:52:04‘Dog whistle’
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