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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Pennsylvania, Wisconsin, Florida: Biden davanti a Trump

Giugno 17, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Confermati dallo staff elettorale del Presidente i dati che vedevano (è proprio sul “vedevano” che si discute: non lo vedono più?) Donald Trump nettamente staccato da Joe Biden in Pennsylvania (addirittura di sedici punti), nel Wisconsin (dieci) e in Florida, tre degli Stati che gli permisero nel 2016 di vincere.

Non solo: in Texas, roccaforte repubblicana, sarebbe avanti di due miseri punti.

Annotazioni?

Primo: siamo ovviamente lontani dal novembre 2020 e molta acqua deve scorrere sotto i ponti.

Secondo: chi ha detto che il candidato democratico sarà davvero il pericoloso Biden?

In quel particolare esercizio che sono Caucus e Primarie può benissimo accadere che alla fine prevalga (e venga ufficializzato) non il concorrente in grado di sconfiggere il rivale ma quello maggiormente apprezzato internamente, in particolare dai votanti radicali che sono i più solleciti e motivati a recarsi alle urne in tali consultazioni.

Oggi scommetteremmo sulla sfida Trump/Biden ma nessuno può assicurare che l’ex Vice Presidente sia e sarà in grado di restare al comando dei venti dem fino in fondo!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-17 12:23:352019-06-17 12:23:35Pennsylvania, Wisconsin, Florida: Biden davanti a Trump

‘Ipotesi McMullin’

Giugno 17, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Per un non poi tanto breve periodo, nel corso delle fasi conclusive della campagna presidenziale del 2016, fu possibile ipotizzare una particolarissima soluzione.

L’ex agente della CIA Evan McMullin si era infatti candidato come indipendente e sembrava in grado di vincere nello Utah (dove ottenne comunque un consenso superiore al ventuno per cento).

Mormone, non solamente per questo, godeva colà di un forte seguito.

Ora, avesse vinto conquistando i sei Grandi Elettori ai quali quello Stato ha diritto, avrebbe potuto, in caso di esito davvero al fotofinish tra Trump e Hillary, essere il terzo incomodo.

Spieghiamo perché.

Cinquecentotrentotto il numero totale dei predetti Grandi Elettori e di conseguenza duecentosettanta la maggioranza assoluta da raggiungere.

Sottraendo a cinquecentotrentotto i sei dello Stato mormone, avrebbe potuto occorrere che né il tycoon né la ex First Lady arrivassero appunto a duecentosettanta.

Ove ciò fosse accaduto, il Collegio Elettorale, il primo lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre del 2016, riunendosi, non avrebbe potuto nominare il Presidente e la scelta finale sarebbe passata nel gennaio seguente, secondo il disposto del Dodicesimo Emendamento datato 1804, alla Camera dei Rappresentanti, che, recita la norma citata, avrebbe dovuto scegliere “tra i primi tre candidati classificati”.

Nel caso – modificando radicalmente lo stato delle cose che vuole che i territori statali più abitati abbiano un numero di Grandi Elettori più cospicuo (la California ha cinquantacinque membri del Collegio mentre, per dire, l’Alaska ne ha tre) e contino evidentemente molto di più – ogni Stato ha un voto.

Ragione per la quale, in tale circostanza e tornando all’esempio precedente, la California e l’Alaska hanno esattamente lo stesso peso.

Ora, quella che ho definito ‘ipotesi McMullin’ prendendo evidentemente a prestito il nome del citato candidato indipendente, potrebbe (anzi, dovrebbe!) essere organizzata nascostamente dai repubblicani.

Come?

Permettendo a un ‘loro’ terzo di vincere in qualche Stato ‘minore’,

Presto detto e ovvio il perché.

I ‘Red States’ – a maggioranza GOP – sono molti di più dei ‘Blue States’ – democratici – invece maggiormente popolati.

Se un terzo candidato indipendente porta via un numero sufficiente di Grandi Elettori e il Collegio non riesce a nominare il Capo dello Stato, alla Camera, poi, prevarrebbe sempre, con certezza assoluta, il repubblicano!!!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-17 12:22:132019-06-17 12:22:13‘Ipotesi McMullin’

Buttigieg ha oltre quarant’anni meno di Sanders!

Giugno 16, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Va bene, l’età non conta.

Così si dice.

Certo però che fa una notevole differenza avere poco più di trentasette anni o contarne oltre settantotto.

Pete Buttigieg è nato nel gennaio del 1982 (sgombriamo il campo da affermazioni false messe in giro: non è affatto il più giovane candidato democratico di sempre perché William Jennings Bryan nel novembre del 1896 ne contava trentasei e mezzo).

Bernie Sanders, all’opposto, di settembre del 1941 ed è, lui sì, il più anziano mai sceso in pista tra gli stessi dem.

E fra l’altro ne avrebbe oltre settantanove il giorno delle elezioni.

Dopo di che, importa decisamente anche l’esperienza.

Dopo di che, ancora, la vita umana si è allungata e quindi…

Vedremo.

Certo è che nessuno finora si è insediato a White House prima dei quarantadue anni.

John Kennedy il più giovane eletto.

Theodore Roosevelt il più imberbe in assoluto visto che subentrò da Vice all’assassinato William McKinley appunto non ancora quarantatreenne.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-16 12:21:082019-06-16 12:21:08Buttigieg ha oltre quarant’anni meno di Sanders!

Venti i candidati democratici ammessi al primo confronto

Giugno 16, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Un po’ d’ordine.

Lo sapete, il 26 e il 27 giugno – ci siamo, quasi – a Miami, per la prima volta ufficialmente visto che i dibattiti sono organizzati dal partito, avranno modo di confrontarsi venti tra i pretendenti alla nomination 2020.

Quelli che hanno rispettato i rigidi criteri dettati e dimostrato di avere anche solo un minimo di credibilità.

Dieci la prima sera: Cory Booker, Julian Castro, Bill de Blasio, John Delaney, Tulsi Gabbard, Jay Inslee, Amy Klobuchar, Beto O’Rourke, Tim Ryan e Elizabeth Warren.

Dieci la seconda sera: Michael Bennett, Joe Biden, Pete Buttigieg, Kirsten Gillibrand, Kamala Harris, John Hickenlooper, Bernie Sanders, Eric Swalwell, Marianne Williamson e Andrew Yang.

Tre gli esclusi: Steve Bullock, Seth Moulton e Wayne Messam.

Sia chiaro: nessuno impedisce ad altri di entrare in lizza più avanti.

Anche molto più avanti.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-16 12:20:062019-06-16 12:20:06Venti i candidati democratici ammessi al primo confronto

Generali alla Casa Bianca

Giugno 15, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Quanti anni sono passati da quando l’ultimo Presidente con trascorsi militari tali da farlo arrivare ai massimi gradi ha lasciato una da lui, successivamente al servizio, conquistata White House?

Tanti davvero visto che Dwight Eisenhower, repubblicano, è uscito politicamente di scena il 20 gennaio 1961.

È peraltro nell’Ottocento che non pochi Generali arrivarono a ricoprire l’alto incarico.

Il primo in ordine di tempo – alle origini del Paese e pertanto ancora nel Diciottesimo secolo dato che fu eletto nel 1788/89 e nel 1792 – fu ovviamente il Padre della Patria George Washington.

Dopo di lui, Andrew Jackson, vittorioso nel 1828 e nel 1832 e in qualche modo fondatore del Partito Democratico.

Otto anni ancora e, nel 1840, ecco William Harrison.

Seguì nel 1848 Zachary Taylor.

Accumunati i due ultimi non solo dalla comune appartenenza partitica – erano Whig – ma anche dal fatto di essere entrambi morti in carica.

Fu il repubblicano Ulysses Grant il successivo Generale/Presidente.

Prevalse nel 1868 e un quadriennio dopo.

Altri tempi davvero quelli nei quali gloriosi trascorsi militari facevano pensare che appunto un Generale fosse in grado di governare al meglio.

Talmente lontani che all’allorquando il Comandante Wesley Clark nel 2003 si mise in corsa per la nomination democratica in vista delle elezioni del successivo anno durò poco e finì per ritirarsi a Primarie e Caucus 2004 appena iniziate.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-15 12:19:112019-06-15 12:19:11Generali alla Casa Bianca

1936, Democratic Convention, il Sud perde il potere di veto

Giugno 15, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Philadelphia, 1936, dal 23 al 27 giugno ha luogo la Convention democratica che decide per la ricandidatura del ticket Franklin Delano Roosevelt/John Garner poi vittorioso a novembre.

Tutto come prima, quindi?

Assolutamente no!

È difatti questa la prima volta nella quale per ottenere la nomination basta la maggioranza assoluta dei delegati.

Fino alla precedente Convention, il regolamento del partito imponeva che per essere ufficialmente candidati fosse necessario il voto favorevole dei due terzi dei delegati stessi.

Certo, il cambiamento era anche giustificato dalle difficoltà incontrate, dalle infinite votazioni precedentemente occorse per determinare chi dovesse correre.

“Anche”, ho scritto, perché la ragione più profonda e vera era un’altra: togliere alle delegazioni degli Stati del Sud il sostanziale potere di veto che avevano.

Nessuno, fino al 1932 compreso, era stato designato senza essere gradito ai conservatori (a dir poco) sudisti i cui delegati erano, per via della maggioranza qualificata richiesta, indispensabili.

È a far luogo dal 1936 quindi che, lentamente, i democratici si aprono.

Riusciranno dipoi – a partire sostanzialmente da Lyndon Johnson nel 1964 – a prevalere nelle votazioni presidenziali non solamente nei momenti di gravi difficoltà dei repubblicani come dal 1860 era sempre capitato.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-15 12:17:352019-06-15 12:17:351936, Democratic Convention, il Sud perde il potere di veto

Da Ehrenfeld a John Kennedy attraverso Charles Bronson e Robert Frost

Giugno 15, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ehrenfeld, Pennsylvania.

Pare siano tutti bianchi ad Ehrenfeld.

Pochi, sempre.

Un paio di centinaia, oggi.

È Ehrenfeld un ‘borough.

Poco più (o meno?) di un villaggio.

Saranno molti colà i lituani?

Qualcuno certamente nei primissimi Venti dato che è in questo paesello che il 3 novembre 1921 apre gli occhi nientemeno che Charles Dennis Bucinsky.

Chi?

Ma Charles Bronson, perbacco!

Ora, nel 1977 ‘Chuck’ fu protagonista di una pellicola ricavata da un romanzo di Walter Wager.

Il titolo?

‘Telefon’.

Gli agenti sovietici ‘dormienti’ e inconsapevoli venivano nel film ‘attivati’ facendo loro ascoltare alcuno versi di una poesia di Robert Frost:

“Profondi e scuri sono i boschi e belli

ma ho promesse da mantenere

e miglia da percorrere, prima di dormire

e miglia da percorrere, prima di dormire”.

Era, Robert Frost – il quale in occasione dell’inaugurazione della Presidenza dell’uomo della ‘Nuova Frontiera’ aveva letto un proprio componimento – il poeta preferito da John Kennedy.

Ed è ben conoscendo questa predilezione e il bellissimo rapporto tra il politico e il poeta che, arrivato alla Casa Bianca il corpo del Presidente assassinato a Dallas, Sid Davis, un allora famoso giornalista televisivo, volle concludere la propria cronaca dell’accadimento recitando, interrotto dalle lacrime, i versi sopra ricordati.

“Tout se tient, en effet, vraiment!”

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-15 12:16:452019-06-15 12:16:45Da Ehrenfeld a John Kennedy attraverso Charles Bronson e Robert Frost

Voti dispersi nelle votazioni del dopoguerra

Giugno 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Lo sapete.

Il Presidente americano non viene eletto dal popolo.

È il Collegio Elettorale che lo nomina.

Lo fa il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre successivo alle votazioni novembrine nelle quali si eleggono i Grandi Elettori che proprio del predetto Collegio fanno parte.

Capita in questi frangenti – a volte, non sempre – che qualche voto vada disperso.

Nel 2016, per dire, tre delegati del Washington si espressero a favore di Colin Powell mentre John Kasich, Bernie Sanders, Ron Paul e Faith Spotted Eagle ne ebbero uno a testa.

Nel 2004, altro esempio, un Elettore del Minnesota votò John Edwards.

Ancora, nel 1988, un delegato si espresse a favore di Lloyd Bentsen.

Nel 1976 – come si vede, accade abbastanza raramente – ci fu un tale che, anticipando di quattro anni i fatti, diede il proprio voto a Ronald Reagan.

I casi finora elencati riguardano comunque esponenti dei due maggiori partiti.

Nel 1972, invece, il voto disperso andò a John Hospers, candidato alla Casa Bianca del Libertarian Party per la prima volta in lizza anche se solamente in due Stati.

È però nel 1960 – quando ci si limiti alle votazioni successive alla Seconda Guerra Mondiale – che si ha il risultato maggiormente eclatante dato che in sede di Collegio addirittura quindici voti andarono al Senatore Harry Byrd, un arretrato conservatore.

Segno questo di tempi nei quali le questioni razziali e sociali erano presenti e, nel Sud, bollenti.

Walter B. Jones – un suffragio nel 1956 – l’ultimo in questa carrellata retrograda da segnalare per avere catturato un voto disperso.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-14 12:15:262019-06-14 12:15:26Voti dispersi nelle votazioni del dopoguerra

Del particolare interesse per l’Europa e l’Italia

Giugno 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1846, Horace Greeley – futuro e tragico (morirà pochi giorni dopo il voto che gli era stato avverso) candidato a White House nel 1872 – dirige il New York Tribune.

In competizione con il New York Herald – che aveva già provveduto – invia un giornalista in Europa per indagare a fondo sulla situazione politica e sociale del Vecchio Continente in grande evoluzione.

La scelta di Greeley cade su una donna: Sarah Margaret Fuller!

Poliglotta e di straordinaria cultura, Fuller è la persona adatta.

Arrivata a Londra, intervista intellettuali di livello e relaziona sull’Inghilterra d’allora.

Fra gli altri, incontra colà e frequenta diventandone amica Giuseppe Mazzini.

Compiuto un successivo passaggio parigino (intervista George Sand), eccola a Roma dove – a parte le vicende personali – vivrà anche tutta l’amara vicenda della Repubblica del 1849.

Morirà durante in viaggio di ritorno a causa dell’incagliamento della nave in vista di New York.

Interessanti ovviamente le sue corrispondenze.

Ancor più interessante e da verificare (per quanto non ci sia ragione per non crederle) un suo incontro con Alessandro Manzoni.

Dimostra quanto l’autore dei Promessi Sposi fosse già noto e apprezzato dagli intellettuali americani.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-14 12:14:242019-06-14 12:14:24Del particolare interesse per l’Europa e l’Italia

Quando Clinton perse le elezioni

Giugno 13, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ma come?

Clinton ha perso le elezioni?

Quando mai?

Certo, se l’affermazione fosse riferita a Bill Clinton sarebbe semplicemente falsa.

Il successore e defenestratore di George Herbert Bush difatti ha vinto sia nel 1992 che, ripresentandosi, nel 1996 contro Bob Dole.

Se invece l’affermazione “Clinton ha perso” si riferisse a DeWitt Clinton risponderebbe al vero.

Fatto è che l’or ora citato DeWitt – tre volte Sindaco di New York, Governatore e Senatore – fu il candidato perdente nelle votazioni datate 30 ottobre/2 dicembre 1812.

Vinse nella circostanza James Madison.

Fu quella fra l’altro la prima volta che gli Stati Uniti andarono al voto in un periodo di guerra essendo in corso la cosiddetta Guerra del 1812.

Una necessaria precisazione quanto alle date elettorali sopra indicate: fino al 1844 compreso non si votava in un solo giorno ma in un periodo più lungo per consentire gli spostamenti verso le sedi dei seggi elettorali con i mezzi allora in uso.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-13 12:13:212019-06-13 12:13:21Quando Clinton perse le elezioni
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