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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Il ‘problema’ Grandi Elettori. Posso eccepire?

Luglio 7, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Eccepisco quanto alla recente decisione presa dalla Corte Suprema (ha detto all’unanimità che secondo il dettato costituzionale gli Stati possono togliere ai loro rispettivi Grandi Elettori il potere discrezionale quanto al voto in sede di Collegio e cioè nel momento nel quale eleggono il Presidente) come ho sempre eccepito relativamente alle varie esistenti (in alcune realtà statali, in modi diversi, non dappertutto) disposizioni che nel tempo erano già intervenute, per ‘costringere’ i predetti.
È vero – come ribadisce la Corte – “nulla vieta espressamente agli Stati” di esercitare questo potere.
Ma se così avendo fatto e facendo in merito non si va ‘contro’ un disposto, si va certamente ‘contro lo spirito, l’essenza stessa costituzionale’.
Perché mai, difatti, i Founding Fathers avrebbero previsto (Articolo II, sezione I, 2) e decretato la figura del Grande Elettore se non perché una volta scelto potesse liberamente, secondo la sua volontà, esercitare il conseguente diritto?
Perché ideare questo ‘passaggio’ tra il voto popolare e la ‘vera’ nomina del Presidente se questa altro non è e non può essere che una mera ‘esecuzione’?
E, d’altra parte, quanto tempo è passato prima che uno Stato intervenisse in merito, costringendo?
Sono convinto che un grande ‘originalista’ come Antonin Scalia si sarebbe battuto contro la determinazione della Corte dalla quale siamo partiti.
Sono convinto che perfino nei ranghi conservatori della alta istituzione si sia fatta strada e prevalga la contrapposta (all’originalismo) concezione ‘evolutiva’ del diritto.
Anche qui ha funzionato e funziona perfettamente il metodo illustrato con sagacia da Joseph Overton, come esplicitato nella sua Finestra’.
Ma certo!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-07 17:03:452020-07-07 17:03:45Il ‘problema’ Grandi Elettori. Posso eccepire?

Apertura della Corte Suprema quanto all’Interstate agreement

Luglio 7, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

“The Supreme Court ruled on Monday that States can fine or remove Electoral College members if they file to vote for the candidate who won the State’s popolar vote. There ‘is nothing in the Constitution (that) expressly prohibits States from taking away presidential electors’ voting discretion as Washington does. The Constitution is barebones about electors’, Justice Elena Kagan wrote for the Court. The decision by the Court was unanimous”.
Questo il punto sulla situazione dopo l’esame da parte della Corte Suprema della ipotesi (qui già illustrata) di un ‘Interstate agreement’ che porti, con l’adozione di locali e concordate leggi appropriate, i Grandi Elettori (in americano ‘Electors’) a votare obbligatoriamente in sede di Electoral College non per il candidato vincente per voto popolare nel loro Stato (come hanno fatto finora quarantotto tra loro più il Distretto di Columbia) ma per quello che abbia riportato più suffragi, sempre popolari, a livello nazionale.
Una rivoluzione (che vogliono i democratici sempre perdenti nelle circostanze quando il maggior numero di Grandi Elettori non va al più votato nell’intero Paese) che, afferma all’unanimità la Corte, può essere compiuta potendo costituzionalmente gli Stati “togliere agli Electors il potere discrezionale di voto”.
(A tale proposito, da tempo anche se non ai fini ora proposti, differenti e contrastanti le norme in essere, per dire, in Texas piuttosto che nel Massachusetts).
Ovviamente – ci mancherebbe – ogni Stato è libero di legiferare ben differentemente o di lasciare semplicemente le cose come stanno.
Molto interessante davvero tutto questo in prospettiva.
Moltissimo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-07 17:01:212020-07-07 17:01:21Apertura della Corte Suprema quanto all’Interstate agreement

Segno della gravità della situazione, Grassley non andrà alla Convention

Luglio 7, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Va per gli 87 anni il Senatore dell’Iowa Charles ‘Chuck’ Grassley.
Presidente ‘pro tempore’ (e pertanto terzo nella linea di successione alla Executive Mansion) della Camera Alta dove siede da tempo infinito (eletto la prima volta nel 1980, l’anno nel quale Ronald Reagan sconfisse Jimmy Carter!), è ovviamente tra i massimi esponenti repubblicani (non da oggi).
A dimostrazione del fatto che il maledetto Covid 19 è tuttora una consistente minaccia, Grassley ha comunicato che, al fine di evitare problemi riguardanti la salute, non parteciperà alla agostana Convention del suo partito.
Una conferma – oltre che della pericolosità della situazione quanto all’epidemia – del fatto che in questo del tutto elettoralmente (ci stiamo interessando al voto in queste pagine) anomalo 2020 le Conventions avranno (se non esclusivamente virtuali) uno svolgimento che registrerà limitate presenze, zero o quasi festeggiamenti, sconvolgendo tradizione e folklore e che poco o nullo potrà essere il loro (consueto) impatto propagandistico.
Certo, nel trascorrere del tempo, ‘things change’.
Meglio sarebbe però – è una significativa ovvietà, questa – se i cambiamenti fossero decisi e voluti seguendo evoluzioni per così dire normali.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-07 16:53:042020-07-07 16:53:04Segno della gravità della situazione, Grassley non andrà alla Convention

Un ‘Interstate agreement’ con intenzioni davvero particolari

Luglio 7, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Pare che almeno una dozzina di Stati abbiano intenzione di raggiungere un accordo (un ‘interstate agreement’) per fare sì che i loro Grandi Elettori in sede di Collegio non diano seguito, come ora accade, al risultato novembrino conseguente al voto popolare locale ma tengano invece conto dell’esito, sempre popolare, ma nazionale.
Questo al fine di evitare, semplificando, che possano ripetersi situazioni nelle quali – come nel 2016 e altre tre volte in precedenza – il candidato che ‘vince’ perda.
Si tratta di un accordo che deve trovare concretezza attraverso l’adozione di apposite leggi Stato per Stato.
Una serie di norme che qualcuno potrebbe ritenere di assai dubbia costituzionalità perché tendono a cancellare una delle più concrete manifestazioni della natura federale degli Stati Uniti.
Questo anche se la competenza quanto alla attribuzione dei Delegati al predetto Collegio è locale, come dimostrano il Maine e il Nebraska che hanno adottato un sistema ‘a distretti’ diverso dal ‘winner takes all method’ in uso per ogni altrove.
Nelle quattro circostanze ricordate il popolo a livello nazionale aveva votato democratico ma a prevalere avendo conquistato un maggior numero di Grandi Elettori era stato il repubblicano.
E non si sbaglia pensando che siano proprio Stati ‘Blue’ (il colore dem) a pensare all’accordo.
Difficile prevedere cosa concretamente succederà e quando.
Difficile pensare che nel, del e sul caso non debba infine autorevolmente (come sempre contrapponendo relazioni diverse che sarebbero – saranno? – estremamente interessanti da ogni punto di vista) pronunciarsi la Corte Suprema.
‘Things change’: le cose, dai e ridai, cambiano.
O, invece e infine, no?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-07 12:28:332020-07-07 12:28:33Un ‘Interstate agreement’ con intenzioni davvero particolari

L’invasione da tutti dimenticata di un territorio americano

Luglio 6, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Quando qualcuno arrivò a pensare all’Impeachment di Franklin Delano Roosevelt!
Allorquando, l’11 settembre del 2001, il suolo americano fu attaccato (Twin Towers e Pentagono, come ricorderete), molti sostennero che quello era il primo attacco subito dagli Stati Uniti sul terreno patrio dalla fine della Guerra di Indipendenza.
Rilevai allora che non era affatto così visto che aveva avuto svolgimento in quelle terre la Guerra del 1812 nel corso della quale, addirittura, nell’agosto 1814, le truppe inglesi a Washington avevano bruciato il Campidoglio e la Executive Mansion.
Visto altresì – più folkloristico l’accadimento – che il 9 marzo del 1916 un distaccamento di uomini della banda di Pancho Villa era entrato da Sud nel Paese per effettuare un raid a Columbus, New Mexico.
Ricordai anche che il proditorio attacco di Pearl Harbor non poteva essere annoverato in quanto le Hawaii non erano allora (7 dicembre 1941) uno Stato USA.
In questo particolare ambito, però, un altro atto di guerra nipponico andava allora e va adesso ricordato.
Un accadimento occorso ai primi di giugno del 1942 quando i Giapponesi conquistarono due (Attu e Kiska) delle Isole Aleutine, all’epoca parte del Territorio dell’Alaska, diventata membro dell’Unione dopo, nel 1959.
Occupate, le due isole restarono in mano ‘gialla’ – caso unico su terra continentale nordamericana – fino a Ferragosto del 1943.
Vi fu a quel fatidico giugno qualcuno che, sottovoce ma non tanto, arrivò a dire che il fatto che dal dicembre precedente non si fosse organizzata una difesa delle Aleutine sapendole appetibili poteva dare il via ad un procedimento di Impeachment a carico di Franklin Delano Roosevelt.
Era il desso Manuel Quezon, Presidente delle Filippine a loro volta in precedenza conquistate dagli imperialisti orientali per eccellenza perché non adeguatamente difese dagli USA che dell’arcipelago disponevano dal Trattato di Parigi del 1898.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-06 19:03:352020-07-06 19:03:35L’invasione da tutti dimenticata di un territorio americano

“Il razzismo non ha assolutamente posto nella nostra civiltà!”

Luglio 6, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

La frase del titolo fu pronunciata da un Giudice della Corte Suprema americana nel 1946 nell’ambito della discussione da parte dell’alta istituzione a proposito di una controversia conseguente alla applicazione alle Hawaii – dai Militari considerate ancora una ‘zona di guerra’ – della Legge Marziale a carico di un hawaiano.
Sono passati 74 anni e non sembra che davvero sia stato e sia così!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-06 19:01:572020-07-06 19:01:57“Il razzismo non ha assolutamente posto nella nostra civiltà!”

‘Convention bounce’ dal 1968 al 2016

Luglio 6, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Regolarmente (due le eccezioni), accade che la Convention spinga in alto nei sondaggi un candidato.
Più o meno.
(Mediamente di 5 punti.
Record positivo assoluto più 16 per il Clinton del 1992.
Record negativo a meno 1 per John Kerry e Mitt Romney).
Assai spesso in modo effimero.
Ma così è.
Il fenomeno è conosciuto come Convention bounce’, dove ‘bounce’ sta per ‘rimbalzo’.
In un anno tanto particolare (il 2020 è elettoralmente parlando unico), può anche capitare che le Convention si svolgano solo ‘virtualmente’.
Così fosse, giusto il rammarico in particolare dello staff di Donald Trump (che in caso di un forte ‘bounce’ potrebbe molto avvicinarsi al rivale) che nell’ipotesi perderebbe questo atout.
Vedremo ovviamente.

Ecco intanto di seguito la interessante tabella del ‘Convention bounce’ dal 1968:

Humphrey più 2
Nixon più 5

McGovern 0
Nixon più 7

Ford più 5
Carter più 9

Carter più 10
Reagan più 8

Reagan più 4
Mondale più 9

G. H. Bush più 6
Dukakis più 7

G. H. Bush più 5
B. Clinton più 16

B. Clinton più 5
Dole più 3

Gore più 8
G. W. Bush più 8

G. W. Bush più 2
Kerry meno 1

McCain più 6
Obama più 4

Obama più 2
Romney meno 1

H. Clinton più 2
Trump più 3

Da sottolineare in generale che
– il ‘rimbalzo’ più alto non garantisce affatto quanto alla elezione
e in particolare che
-Reagan ‘perse’ dal rivale in entrambe le occasioni quanto a ‘bounce’ per vincere poi benissimo e la seconda volta come nessun altro in tempi moderni
– che il secondo maggiore ‘rimbalzo’ (più 9) lo ebbe Mondale nel poi per lui catastrofico 1984.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-06 17:27:462020-07-06 17:27:46‘Convention bounce’ dal 1968 al 2016

“La guerra è il modo in cui Dio insegna la geografia agli Americani”

Luglio 6, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È di Jon Stewart – un comico e quanto spesso i comici non fanno ridere e come nel caso esplicitano verità se non amare agrodolci?! – la frase del titolo (in verità, adottabile ovunque e per chiunque) pensata e dipoi vergata guardando, per dire, alla Pearl Harbor (e perché Harbor anziché Harbour?) del 7 dicembre 1941 piuttosto che alle Filippine del 1898 delle quali qualcuno a Washington, ai più alti livelli, era arrivato ad affermare che sinceramente non sapeva dove diavolo si collocassero.
E non è forse vero che per converso nei periodi di pace, per lunghi lunghi decenni, cinquantenni, il comune cittadino americano (e, ripeto, di un qualsiasi dovunque) di luoghi lontani da casa oltre un tiro di schioppo non aveva mai sentito parlare spesso avendo cancellato perfino ogni traccia delle proprie stesse familiari provenienze?
Capitava così, in principio a pochi e infine a molti, di andare a combattere in un mai neppure immaginato altrove, magari per lasciarci la pelle.
Accadde quanto agli Stati Uniti d’America questo in particolare nel lungo periodo che li vide impegnati tra Manila, Guam, Hawaii e isole del Pacifico varie a seguito del Trattato di Parigi che nel 1898 aveva trasferito loro, armi e bagagli, i resti dell’a quel momento definitivamente dissolto impero coloniale spagnolo e la ‘competenza’ sull’intera più vasta area.
Il periodo nel quale il volgere della storia – dilatando oltre ogni dire il concetto stesso del vecchio ‘Destino manifesto’ nonché quello più recente di ‘Frontiera’ – aveva prodotto il da me altrove lungamente esplorato ‘Imperialismo della Libertà’ portando un Paese nato per sfuggire alla colonizzazione a formare un pubblicamente taciuto, negato, proprio, Impero coloniale.
Così va il mondo!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-06 12:51:192020-07-06 12:51:19“La guerra è il modo in cui Dio insegna la geografia agli Americani”

Un ex aiutante cuoco indocinese a Parigi…

Luglio 6, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Woodrow Wilson, sapete?
Grandissime le attese di praticamente tutti i nazionalisti per ogni parte del mondo sparsi quanto alla sua partecipazione alla Conferenza di pace di Parigi del 1919.
Si portarono con ogni mezzo nella capitale sulla Senna.
Contavano di incontrarlo.
Di parlargli.
Sul fatto che li avrebbe ascoltati e avrebbe immancabilmente operato di conseguenza.
Non era il Presidente americano democratico un fiero anti imperialista finalmente approdato a White House dopo i tre repubblicani che più di tutti l’Imperialismo avevano abbracciato William McKinley, Teddy Roosevelt e William Taft?
Non aveva messo fine alla cruenta e drammatica guerra coloniale, come tale mai dichiarata, di conquista portata avanti dagli Stati Uniti praticamente dal 1898/99 nelle Filippine?
Viveva in quel momento a Parigi e non dovette pertanto partire da chissà dove un ventottenne ex aiuto cuoco (in verità particolarmente capace e politicamente attivo) indocinese di nome Nguyen Tat Thanh.
Aveva preparato un articolato documento nel quale illustrava le richieste della sua gente e la strada da percorrere una volta colà, nelle sue terre, cessato (doveva finire, no?) il giogo coloniale.
Riuscì ‘Nguyen il Patriota’ (così si era firmato) a consegnarne copia qua e là ai partecipanti.
Ed una personalmente all’assistente di Wilson che promise che l’avrebbe fatta leggere al Presidente.
Non sappiamo cosa effettivamente successe e la fine che fece quell’esemplare del piano.
Sappiamo che il ventottenne ex aiuto cuoco fu profondamente deluso di non essere stato preso in considerazione.
Sappiamo che dipoi ne combinerà di cotte e di crude (ad altissimo livello, altroché).
Che sarà fino alla fine dei suoi giorni una sfida continua, una spina nel fianco, per l’Occidente imperialista a colonizzatore.
Lo conosciamo col nome che lo distinse dal declinare degli anni Trenta: Ho Chi Minh.
E se Woodrow Wilson avesse dato ascolto o quanto meno udienza all’allora giovanotto nel 1919 a Parigi?
Se avesse letto il documento?
La storia con i se e con i ma.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-06 12:49:542020-07-06 12:49:54Un ex aiutante cuoco indocinese a Parigi…

Divagazioni: “Come sta il cavallo?”

Luglio 6, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

William Taft era un tipo pesante.
Fisicamente, intendo.
140 e più chili?
Chissà?
Da sempre – per dire – e quindi ben prima di essere alla Casa Bianca, sapendo che capienti quanto necessario non ne avrebbe trovate, viaggiava portandosi dietro una adeguata poltrona.
Leggenda vuole – messa in giro la voce dalle malelingue? – che una volta (anni dopo il fatto che vado a narrare) occorsero sei vigorosi giovanotti per tirarlo fuori dalla vasca da bagno della augusta dimora.
Governatore delle Filippine agli esordi del Novecento, in vista della creazione della ideata futura capitale estiva del Paese a Baguio, avendo deciso di visitare l’impervia scelta collocazione a 1500 metri di altitudine, lontana da Manila e collegata solo da un sentiero che zigzagava sui bordi sabbiosi di un canyon, vi arrivò avventurosamente.
Entusiasta della compiuta impresa, riferendo al Governo di Teddy Roosevelt, diede inizio al narrare scrivendo:
“Ho retto bene il viaggio.
Ho cavalcato per 40 chilometri…”
“Come sta il cavallo?” chiese per tutta risposta, con qualche crudeltà e affondando il coltello nella risaputa piaga, l’allora Ministro alla Guerra Elihu Root.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-06 12:22:552020-07-06 12:22:55Divagazioni: “Come sta il cavallo?”
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