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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Ha fondamento l’odierno ricorrente richiamo al 1968?

Giugno 15, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Non pochi degli elementi che la attuale situazione politica e sociale fornisce farebbero pensare ad una sostanziale ripetizione del 1968, elettoralmente parlando.
Infine, quindi, ad una affermazione della (allora così definita) ‘maggioranza silenziosa’, ovviamente composta da quanti, per reazione, votarono il risorto (già sconfitto nel 1960 da John Kennedy e addirittura battuto nel successivo tentativo di arrivare al Governatorato della California) Richard Nixon ed oggi confermerebbero Donald Trump.
Molte però, e sostanziali, le differenze.
In primo luogo – mai, invero, le situazioni sono identiche, folle ritenerlo! – nel 1968 gli Stati Uniti erano totalmente coinvolti nel drammatico conflitto vietnamita, con tutto quello che in termini di distanze e contrapposizioni ciò comportava.
In secondo luogo, Lyndon Johnson – il Presidente all’epoca in carica – dopo un inizio di campagna elettorale dubitante e nei risultati incerto, aveva annunciato che non avrebbe corso per un nuovo mandato.
Poi, il candidato democratico – scelto di ripiego essendo stato assassinato Robert Kennedy e avendo perso quota il radicale Eugene McCarthy – era Hubert Humphrey, il Vice di Johnson assolutamente allineato quanto alle posizioni dello stesso sul Vietnam.
E, non trascurabile – anzi! – era in corsa allora un ‘terzo incomodo’ (definiamolo così) di grande peso in particolare negli Stati del Sud conservatore: George Wallace, vessillifero del Segregazionismo e – lo si verificò – capace di primeggiare in cinque ambiti e conquistare la bellezza di quarantasei Grandi Elettori, cosa mai più accaduta.
Tutto ciò detto, resterebbe comunque una certa aria ‘sessantottina’ (da questo specifico punto di vista guardando e non certamente con riferimento al mitico e mitizzato ‘Sessantotto’).
Dobbiamo cederle?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-06-15 18:21:592020-06-15 18:21:59Ha fondamento l’odierno ricorrente richiamo al 1968?

Gerald Ford electoral story

Giugno 15, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Henry Kissinger – che fu suo Segretario di Stato e che bene lo conosceva – scrisse e pronunciò uno straordinario elogio funebre di Gerald Ford, dell’uomo che tutti consideravano relativamente poco e che d’altra parte, poco si considerava.
Prendo qui in esame la particolare, unica e inimitabile invero, sua carriera politica iniziata nel dopoguerra con l’elezione nel 1948 alla Camera e l’entrata in carica nel 1949.
Uomo assolutamente integerrimo, impeccabile e degno, Ford fu confermato senza colpo ferire ogni due anni (il mandato camerale è appunto biennale) fino alle votazioni del 1972.
A quel momento era (e da qualche anno) il leader della minoranza repubblicana nel consesso.
Parlando con la moglie, il Nostro aveva promesso di candidarsi un’ultima volta nel 1974 per poi lasciare la politica attiva.
Allorquando però il Vice Presidente in atto Spiro Agnew si dovette dimettere per scandali relativi al suo trascorso in Maryland, applicando per la prima volta il disposto dell’Emendamento approvato per porre rimedio alla vacanza del vicario, il Presidente Nixon si trovò a dovere indicare il sostituto dello stesso.
La nomina spettava sì al Capo dello Stato ma doveva poi essere ratificata dal Congresso in quel momento largamente in mano ai democratici.
Fu così lo Speaker di casa dem Carl Albert a dire a Nixon “non c’è altra scelta che Ford”.
Parlando con la moglie, Gerald ne aveva trovato il consenso:
“La Vice Presidenza”, gli aveva detto Betty, “è un modo davvero carino per chiudere!”
Era dicembre e correva il 1973.
Di lì a otto mesi, dimessosi anche Nixon (causa Watergate), il “modo davvero carino per chiudere” diventava la Presidenza.
È a questo punto che l’uomo di Omaha (i nati come Ford in questa città del Nebraska sono speciali, lo posso garantire) commise l’unico sbaglio di una giustamente fortunata carriera.
Avrebbe dovuto portare a termine il mandato ereditato e andarsene.
Non lo fece.
Lottò e perse.
Per la prima volta in vita sua fu sconfitto.
Non ebbe pertanto quel “modo davvero carino di chiudere” al quale la consorte aveva aspirato.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-06-15 12:34:422020-06-15 12:34:42Gerald Ford electoral story

È davvero il Presidente l’unico funzionario eletto da tutti i cittadini?

Giugno 14, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Accusato ai suoi tempi di avere eccessivamente esteso i compiti della Presidenza a scapito di quelli del Congresso applicando una politica personale indipendente e ‘nuova’ rispetto a quella dei predecessori, Andrew Jackson replicò che lui, in quanto eletto da tutti i cittadini, poteva essere considerato l’avvocato del popolo.
Non così i Senatori, all’epoca nominati dai Legislativi locali.
Non così i singoli Rappresentanti eletti ognuno nel proprio circoscritto Distretto.
Tutto teoricamente valido (anche dopo la riforma del 1913 che portò alla nomina da parte dei cittadini dei Senatori il cui riferimento era comunque lo Stato di appartenenza e non la Nazione).
Ma non è forse altrettanto vero che il Capo dello Stato USA è espressione non diretta ma mediata dai Grandi Elettori del voto popolare?
E questo ancora più all’epoca (Jackson fu eletto nel 1828 e nel 1832) quando alcuni Stati facevano eleggere i predetti Grandi Elettori anch’essi dai Legislativi?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-06-14 19:17:002020-06-14 19:17:00È davvero il Presidente l’unico funzionario eletto da tutti i cittadini?

‘In the polling era’

Giugno 14, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Tredici i Presidenti eletti nella cosiddetta ‘polling era’.
Da quando, cioè, nel 1940 Gallup (poi imitata) ha dato i risultati relativi al gradimento che gli stessi registravano tra gli elettori prima delle votazioni.
Nel mese di giugno, dell’anno fatidico, i due non rieletti (Jimmy Carter e George Herbert Bush, essendo la situazione concernente Gerald Ford anomala) avevano un ‘approval rating’ inferiore al quaranta per cento.
E proprio oggi Gallup informa che il giudizio su Donald Trump in merito è trentanove mentre il cinquantasette dichiara di disapprovarlo.
La CNN ritiene improbabile a questo punto una rimonta del Presidente in carica.
Improbabile, ricordiamo, non vuol dire impossibile!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-06-14 19:13:122020-06-14 19:13:12‘In the polling era’

La ferita inferta al ‘Dilemma di Madison’

Giugno 14, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

In un sistema democratico – semplificandone al massimo il dire – il Padre della Patria USA e futuro Presidente James Madison riteneva necessario e indispensabile sia che la maggioranza espressa alle urne dagli elettori potesse governare, sia che le istanze delle minoranze fossero tenute in considerazione.
Difficile evidentemente ma necessario mantenere l’impegno e il giusto equilibrio.
Talmente difficile che, dopo un lungo periodo storico nel quale le necessità minoritarie sono state tenute in ben poca considerazione, oggi non da oggi, prevalgono costantemente sul volere della predetta maggioranza.
È da qualche buon decennio infatti che, accusati bellamente di sopraffazione, i più sono obbligati a dare non solo voce ma obbedienza (non credo affatto di esagerare) ai meno.
Gli esempi, in gran numero elencandoli, sono sotto gli occhi di tutti.
Volendo fare in questo ambito ricorso al concetto noto come ‘Finestra di Overton’, non si può non notare come appunto le minoranze, a tal fine operanti, siano riuscite a far sì, con la violenza fisica oltre che con quella morale, che istanze un tempo semplicemente inaccettabili siano, seguendo i gradini nella ‘Finestra’ elencati, addirittura legalizzate e non sia più possibile porle in discussione.
Così ‘ferito’ – a morte? – l’assunto madisoniano, ripiegando vie più nel timore di essere additati come fascisti (tutti gli oppositori lo sono!) quanti esprimono idee non politicamente corrette e quindi ovviamente retrograde e vessatorie, siamo al ripiego della ‘sorda e dittatoriale’ maggioranza e al trionfo di qualsivoglia idea e invero alla negazione della, tanto invocata da quanti si impongono sopraffacendo, Democrazia!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-06-14 17:45:382020-06-14 17:45:38La ferita inferta al ‘Dilemma di Madison’

Tulsa, Oklahoma, scelta discutibile e discussa quella di Trump

Giugno 13, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Complicazioni per Trump.
Decide di tenere un discorso a Tulsa e mal gliene incoglie.
La data scelta – il 19 giugno – è infelice.
Nel 1921, laggiù, persecuzioni e uccisioni di neri.
E non è certamente questo il momento migliore per far tornare alla mente vecchie ferite, per usare un eufemismo.
Quanto alla città?
A Tulsa?
Non poche le ragioni per ricordarla.
Per cominciare, due canzoni di peso: ‘Tulsa time’ di Eric Clapton e ‘Twenty Four Hours from Tulsa’ di Gene Pitney.
Poi, una davvero splendida stazione ferroviaria Art-Deco oggi altrimenti usata.
Infine, per avere dato i natali a Blake Edwards, regista e sceneggiatore tra i più grandi.
Mica male.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-06-13 15:40:342020-06-13 15:40:34Tulsa, Oklahoma, scelta discutibile e discussa quella di Trump

Trump accetterà la candidatura a Jacksonville

Giugno 13, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il discorso di accettazione della candidatura sarà tenuto da Donald Trump il 27 agosto a Jacksonville, Florida.
È lo Stato con capitale Tallahassee – come più volte ricordato – sempre estremamente importante ai fini della conquista di White House e ben si comprende in questa direzione l’iniziativa del Presidente.
Fra l’altro, storicamente, in due occasioni (1876 e 2000), i Grandi Elettori della Florida furono ancora più determinanti (attribuiti dopo ricorsi vari) e in entrambe le circostanze a favore del candidato repubblicano.
Rutherford Hayes la prima volta e George Walker Bush la seconda i beneficiari.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-06-13 15:37:072020-06-13 15:37:07Trump accetterà la candidatura a Jacksonville

Florida: il più ‘sostanzioso’ Swing State

Giugno 13, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Vale oggi la bellezza di ventinove Grandi Elettori la Florida.
È quindi uno Swing State decisamente ‘dotato’, il più ‘dotato’.
Dal 1928 ha ‘oscillato’ comme il faut sbagliando solo due volte.
Nel 1960, puntando su Nixon e non su Kennedy.
Nel 1992, preferendo al vittorioso Clinton l’uscente G. H. Bush.
In questo particolare campo (azzeccare il vincente), dal dopoguerra, è seconda solo all’Ohio (che non l’ha fatto nel 1960 e basta).
Abbiamo già visto che ai primi di giugno, appunto in Ohio, i sondaggi danno in vantaggio Biden di un punto e quindi i due contendenti alla pari, considerando il margine d’errore.
Ebbene, nello Stato con capitale Tallahasse le indicazioni di voto dicono che il democratico è in vantaggio di tre punti la qual cosa lascia del tutto contendibile lo Stato.
Aspettare quasi certamente fino al 3 novembre è quel che resta anche qui da fare.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-06-13 10:38:412020-06-13 10:38:41Florida: il più ‘sostanzioso’ Swing State

Perché Earl Warren non arrivò alla Casa Bianca

Giugno 12, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

“Esiste una particolare Provvidenza divina per i bambini, gli ubriachi, i pazzi e gli Stati Uniti d’America”.
È per confermare tale precisa constatazione (una presa d’atto) di Otto von Bismarck-Schoenhausen che il Destino si è opposto alle aspirazioni presidenziali di Earl Warren.
Governatore della California per tre volte (l’unico eletto ad un terzo consecutivo mandato), candidato alla Vice Presidenza con Thomas Dewey nel 1948 (una delle più imprevedibili sconfitte di un aspirante a White House, quella di Dewey), costretto a lasciare via libera verso la nomination a Dwight Eisenhower nel 1952, Earl fu nominato Chief della Corte Suprema dallo stesso Ike nel 1953 entrando in carica il 5 ottobre.
Ideologicamente e politicamente seguace dei grandi repubblicani progressisti dell’epoca per lui d’apprendistato Teddy Roosevelt, Hiram Johnson e Robert La Follette, Warren sarà semplicemente straordinario come leader di una Corte che è passata alla storia per le sentenze – dal lui guidate e determinate – assolutamente rivoluzionarie e liberali (non ‘liberal’, liberali!).
La demolizione del segregazionismo del Sud democratico e il sostegno ai diritti civili in particolare degli accusati nel processo penale, due dei mille fiori all’occhiello.
Resta Earl Warren probabilmente il solo Presidente della Corte Suprema americana – carica che la citata Provvidenza gli aveva riservato – che si sia avvicinato per competenza, grandezza e decisionismo a John Marshall.
Difficile nel campo fare un complimento più grande.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-06-12 19:51:472020-06-12 19:51:47Perché Earl Warren non arrivò alla Casa Bianca

Ohio polls

Giugno 12, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Insomma, tutti sanno benissimo che è all’Ohio che si deve guardare.
Dal 1948, con l’eccezione del 1960, lo Stato con capitale Columbus ha sempre votato ‘bene’, nel senso che si è costantemente espresso a favore del candidato alla Presidenza che ha effettivamente vinto.
Volendo, anche in precedenza (escludendo la quarta volta di Franklin Delano Roosevelt), addirittura dal 1896, ha sempre ‘capito’ dove portava il vento.
Quindi e pertanto, perché perdere tempo guardando altrove?
Cosa dicono oggi i sondaggi in Ohio?
Danno Trump e Biden in sostanziale parità.
Il democratico è avanti di un punto (con una possibilità di errore dal due e cinquanta al tre) per Fox News al 2 giugno.
I giochi sono ancora in alto mare e fin quando non sapremo come si schiera Columbus ci resteranno.
Fino all’apertura delle urne?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-06-12 18:52:162020-06-12 18:52:16Ohio polls
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