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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Hollywood per Buttigieg ricordando un lontano precedente

Luglio 21, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Lo sappiamo, la maggior parte delle star hollywoodiane tifano democratico.

Pochi i GOP tra loro.

Ad oggi, parecchi gli attori che hanno dichiarato di appoggiare il giovane Sindaco di South Bend Pete Buttigieg.

Jennifer Aniston, Jason Bateman, Ellen De Generes, Michael J. Fox, Mandy Moore, Sharon Stone, Gwyneth Paltrow, Portia De Rossi i loro nomi, ai quali si aggiungono quelli di vip della moda quali quali Tom Ford, Anna Wintour nonché del produttore David Geffen.

Al riguardo, va però sempre ricordato che nel 1964 la più importante e seguita stella del cinema era senza dubbio John Wayne.

Ebbene, il ‘duca’ fece campagna a sostegno del repubblicano Barry Goldwater che nella circostanza fu semplicemente demolito.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-21 13:44:262019-07-21 13:44:26Hollywood per Buttigieg ricordando un lontano precedente

Cinque giorni in Iowa

Luglio 20, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Kamala Harris, ancora?

Certo, è la più attiva tra i candidati democratici ed occorre seguirla.

Lo sapete, la serie dei Caucus e delle Primarie si apre tradizionalmente nell’Iowa.

L’anno prossimo il 3 di febbraio.

Ebbene, la Senatrice della California ha in programma a breve addirittura un giro elettorale in quello Stato della durata di cinque giorni.

Farà in tempo a visitare tutte le novantanove contee che lo compongono come fa da tempo infinito, ricorrentemente, il Senatore Chuck Grassley, vecchia volpe del mestiere.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-20 13:43:122019-07-20 13:43:12Cinque giorni in Iowa

Del numero dei Rappresentanti e delle conseguenze quanto al Collegio Elettorale

Luglio 20, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Mentre il numero dei Senatori spettanti ad ogni Stato è fissato dalla Costituzione (due, a prescindere da quello degli abitanti, avendo pari dignità appunto gli Stati ed essendo il Senato il luogo nel quale questi sono rappresentati) quello dei Rappresentanti – così chiamati perché ‘rappresentano’ il popolo – è conseguente a due Leggi, la prima del 1911 (che ne stabilisce numero e distribuzione) e la seconda del 1929 (che definisce meglio i procedimenti inerenti).

Sono per conseguenza i Rappresentanti in totale quattrocentotrentacinque, distribuiti proporzionalmente tra gli Stati sulla base dei risultati del Censimento che si tiene dal 1790 negli anni con finale zero (il prossimo, quindi, nel 2020).

È interessante vedere quale influsso tali disposizioni abbiano relativamente alla consistenza numerica dei Grandi Elettori, Stato per Stato e in totale, e questo in ragione del fatto che l’elezione del Presidente – va ripetuto all’infinito – non è diretta (o ‘di primo grado’) ma mediata (o ‘di secondo grado’) ed è opera del Collegio Elettorale formato proprio dai più volte citati Grandi Elettori.

(Ricordo qui che questi ultimi sono eletti “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre” dell’anno coincidente con il bisestile – giorno indicato come quello della elezione del Presidente, una finzione, cosa non vera – mentre l’effettiva nomina del Capo dello Stato ha luogo, salvo il caso nel quale nessuno tra i candidati abbia raggiunto la maggioranza assoluta degli eletti quando il tutto viene attribuito alla Camera che procederà in gennaio, ad opera del Collegio di cui si parla “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre” successivo).

Può essere utile, al fine di comprendere come si procede in merito, guardare alla consistenza numerica dei Grandi Elettori nelle votazioni dal 1912 al 1956, precedenti quindi all’ingresso nell’Unione di Alaska ed Hawaii, valutando le differenze con le immediatamente successive del 1960 e quelle del 1964.

(È indispensabile qui ricordare che al numero totale dei Grandi Elettori si arriva sommando quelli delle delegazioni al Congresso dei singoli Stati la cui composizione è data dalla somma dei Senatori e dei Rappresentanti ai quali hanno diritto, la qual cosa significa che i Grandi Elettori sono in totale pari alla somma a livello federale di tutti i Congressisti: cento Senatori più quattrocento trentacinque Rappresentanti uguale cinquecentotrentacinque, con l’aggiunta successiva dei tre ai quali ha diritto il Distretto di Columbia e quindi, infine, cinquecentotrentotto).

Ora, fino al 1956, quarantotto essendo gli Stati e non avendo voce il Distretto di Columbia, i Grandi Elettori erano in totale cinquecentotrentuno e la maggioranza da raggiungere duecentosessantasei.

Poi, nel 1960, diventano cinquecentotrentasette (duecentosessantanove il quorum) arrivando quattro anni dopo, con l’aggiunta dei Grandi Elettori del Distretto, alla situazione che ben conosciamo: cinquecentotrentotto e quorum di duecentosettanta.

Ovviamente, dovesse entrare un cinquantunesimo Stato, i Grandi Elettori diventerebbero cinquecentoquaranta (e la maggioranza assoluta arriverebbe a duecentosettantuno) aggiungendosi solo i due Senatori di spettanza al nuovo arrivato e invece differentemente distribuendosi i quattrocentotrentacinque Rappresentanti.

Semplice, vero?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-20 13:42:242019-07-20 13:42:24Del numero dei Rappresentanti e delle conseguenze quanto al Collegio Elettorale

Del 1904, della ‘maledizione dell’anno zero’, di ‘Teddy’, della morte di Hanna

Luglio 20, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Prima di lui – parlo di Theodore Roosevelt – nessuno tra i Vice Presidenti subentrati causa mortis al titolare era riuscito a proporre a fine mandato la propria candidatura.

Non John Tyler.

Non Millard Fillmore.

Non Andrew Johnson.

Non Chester Arthur.

Tutti – Fillmore escluso – successori di inquilini della Casa Bianca eletti in un anno con finale zero.

Tyler di William Harrison, vittorioso nel 1840.

Johnson di Abraham Lincoln, eletto la prima volta nel 1860.

Arthur di James Garfield, vincente nel 1880.

E del resto, non era anche Theodore Roosevelt subentrato a William McKinley assassinato e rieletto nel 1900?

Era la ‘maledizione dell’anno zero’ lanciata da un capo tribù pellerossa che avrebbe poi colpito anche Warren Harding, arrivato a White House nel 1920, Franklin Delano Roosevelt rieletto anche nel 1940, John Kennedy in sella dopo l’affermazione del 1960, prima di interrompersi – gli spararono ma non lo presero – chissà perché con Ronald Reagan, trionfatore nel 1980.

Beh, come detto, nel 1904, ‘Teddy’ voleva candidarsi ma – da sempre inviso ai boss repubblicani (come anni prima, da Governatore del New York, a Tom Platt che per toglierselo di torno lo aveva dirottato sul posto vicario federale mai immaginando che avrebbe preso il comando – trovava una forte opposizione guidata da quel gran bel mastino e fino a quel momento ‘kingmaker’ (in particolare di McKinley) di Mark Hanna.

Non buttava bene in prospettiva ma la buona sorte che da sempre lo assisteva e che non lo abbandonava mai gli tolse di mezzo l’ostacolo.

Hanna, difatti, pensò bene di passare a miglior vita nel febbraio di quel benedetto 1904.

Fu così che Theodore – affrontando il democratico Alton Parker – vinse l’elezione in prima persona e non come running mate.

Apriva una strada che tutti i quattro Vice per qualche ragione (Gerald Ford – il solo a non vincere ed era il 1976 – per le dimissioni di Richard Nixon) arrivati per successione al capintesta seguiranno.

Ford a parte, Calvin Coolidge, vincendo nel 1924; Harry Truman, prevalendo nel 1948; Lyndon Johnson trionfando nel 1964.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-20 13:41:232019-07-20 13:41:23Del 1904, della ‘maledizione dell’anno zero’, di ‘Teddy’, della morte di Hanna

Trump ha vinto per Grandi Elettori avendo perso il voto popolare: i precedenti

Luglio 19, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Donald Trump nel 2016 ha conquistato White House avendo ottenuto un maggior numero di Grandi Elettori rispetto alla rivale Hillary Clinton che ha invece prevalso quanto a suffragi popolari a livello nazionale avuti.

Questo perché il sistema USA, guardando alla Presidenza, prevede una elezione ‘di secondo grado’, non diretta, affidata al Collegio formato dai delegati (i citati Grandi Elettori) ai quali ciascuno Stato ha diritto sostanzialmente in proporzione alla quantità dei suoi abitanti.

Conta pertanto ai fini della acquisizione dei voti dei membri del Collegio – che vengono assegnati col metodo winner take all assoluto dappertutto tranne che nel Maine e nel Nebraska – non vincere nel totale ma in un numero di Stati tale da raggiungere la maggioranza assoluta (pari oggi a duecentosettanta) degli stessi.

È talmente vero che il sistema prevede la possibilità di ‘perdere vincendo’ o, volendo, di ‘vincere perdendo’, che è accaduto in non poche occasioni in precedenza.

Per la storia:

nel 1824, quando John Quincy Adams fu alla fine preferito dalla Camera (nessuno aveva la maggioranza per essere votato dal Collegio) ad Andrew Jackson;

nel 1876, allorquando Rutherford Hayes prevalse su Samuel Tilden;

nel 1888, quando Benjamin Harrison sconfisse Grover Cleveland;

nel 2000, allorquando George Walker Bush superò Al Gore.

Nelle ultime quattro circostanze (nel 1824 democratici e repubblicani non esistevano), 2016 compresa, sempre il candidato del partito dell’asino ha avuto più voti popolari e sempre la Presidenza è andata al repubblicano.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-19 13:40:252019-07-19 13:40:25Trump ha vinto per Grandi Elettori avendo perso il voto popolare: i precedenti

Kamala Harris in California

Luglio 19, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ovvio, si dirà.

È casa sua.

La California, intendo.

Ma va comunque segnalato che per la prima volta un serio sondaggio mette – sia pure solo in California, lo ripeto – la Senatrice Kamala Harris davanti a tutti nella corsa alla nomination democratica per il 2020.

Al ventitre per cento.

Due punti dietro lei, Joe Biden, a ventuno quindi e detronizzato.

Bene poi Bernie Sanders e Elizabeth Warren.

Male tutto gli altri a partire da Pete Buttigieg che altrove viaggia alla grande.

Vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-19 13:39:042019-07-19 13:39:04Kamala Harris in California

Tecniche ‘trumpiane’

Luglio 18, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Semplificando.

Allora, il Partito Democratico nel suo establishment si trova a mal digerire le posizioni più radicali espresse in particolare da Alexandria Ocasio Cortez e dalle sue colleghe di origine islamica.

Donald Trump attacca con veemenza le quattro Rappresentanti in questione usando frasi da molti giudicate ‘razziste’.

Il Partito Democratico è a questo punto costretto a sostenere senza distinguo le bistrattate Signore.

Così facendo si sposta verso un radicalismo che forse parte del suo elettorato non gradisce.

E Trump ha ottenuto quello che vuole.

Semplificando, ripeto.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-18 13:30:282019-07-18 13:30:28Tecniche ‘trumpiane’

Maine

Luglio 18, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È il Maine il primo Stato (nel 1972 precedendo di vent’anni il Nebraska, unico ad imitarlo) che ha abbandonato il ‘winner take all’ nella scelta dei suoi Grandi Elettori dividendosi in distretti.

Quattro solamente comunque i delegati ai quali, essendo (non in assoluto: c’è di peggio) tra gli Stati meno popolati, ha diritto.

Dal 1992, stabilmente, vota democratico anche se nell’ultima circostanza un Grande Elettore locale è andato a Trump.

È tra gli Stati votanti per le presidenziali dal 1820, anno dell’entrata nell’Unione.

Diciassette le vittorie democratiche.

Trenta quelle repubblicane.

Ai primi tempi, votò in una circostanza Whig e in due per i Democratici Repubblicani.

Bene per quanto concerne la coincidenza del voto locale con quello nazionale: in trentuno occasioni su cinquanta.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-18 13:28:122019-07-18 13:28:12Maine

Trentotto (per il vero esattamente 37, 577) i tre quarti degli Stati necessari per modificare la Costituzione

Luglio 18, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Di quando in quando, in tema di Casa Bianca, in particolare da parte democratica (caso vuole che nelle circostanze nelle quali il vincitore delle Presidenziali ha raccolto meno voti popolari – ma più Grandi Elettori – dello sconfitto quest’ultimo sia stato invariabilmente un appartenente al partito dell’asino), si parla di passare ad un sistema nel quale contino proprio e soltanto i suffragi ottenuti a livello federale e non Stato per Stato.

In buona sostanza, di arrivare ad una elezione ‘di primo grado’ (l’attuale è ‘di secondo grado’, visto che si conclude con il voto del Collegio formato dai predetti Grandi Elettori), popolare.

Alcuni Stati a maggioranza democratica vanno pensando a leggi statali che consentano di ‘aggiustare’ il numero dei Grandi Elettori ai quali hanno diritto appunto all’esito delle consultazioni nazionali prescindendo dal voto locale.

Dubbi infiniti di costituzionalità a tale riguardo.

Se la vedrà nel caso la Corte Suprema.

Quel che si può affermare con certezza è invece che un eventuale Emendamento costituzionale che modificasse nel senso indicato (elezione ‘di primo grado’ o diretta in vece di quella in atto) la normativa avrebbe praticamente nulle possibilità di essere approvato.

Difatti, per entrare in vigore, una modifica della Carta deve dapprima essere approvata dai due terzi dei Senatori e dei Rappresentanti (in alternativa, richiesta dai due terzi delle legislature degli Stati).

Approvazione infinitamente improbabile per il fatto che non è assolutamente nell’interesse dei repubblicani (vedremo tra poco il perché) e che il partito dell’asino non arriverà se non in una ipotesi chimerica ad avere una maggioranza di due terzi né al Congresso in entrambi i rami né nelle legislature locali.

Ora, per quale ragione una opposizione repubblicana affosserebbe comunque una Emendamento che fosse sgradito al GOP?

Perché la ratifica di una correzione alla Costruzione che pure avesse superato i predetti gravi inciampi dovrebbe avvenire ad opera dei ‘tre quarti degli Stati’.

Essendo cinquanta, da trentotto tra questi (37,577 per la precisione).

I ‘Red States’, cioè quelli dell’elefantino, sono sempre e comunque di gran lunga più numerosi di dodici.

Inoltre, perché gli Stati ‘minori’ – per popolazione (e alcuni sono anche democratici) – perché dovrebbero rinunciare al ‘peso’ elettorale che hanno adesso con tale sistema, annullandosi nel confuso mucchio indistinto che deriverebbe?

E infine, non sono gli Stati Uniti d’America una Federazione?

Perché togliere ai membri la dignità loro riconosciuta dalla Carta del 1787?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-18 13:26:442019-07-18 13:26:44Trentotto (per il vero esattamente 37, 577) i tre quarti degli Stati necessari per modificare la Costituzione

Ohio, il più classico e pertanto ‘credibile’ ‘Swing State’

Luglio 17, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Lo sapete, dal Dopoguerra l’Ohio, salvo che nel 1960, ha sempre votato per il candidato poi risultato vincitore.

È conseguentemente il più classico degli ‘Swing States’, gli Stati appunto non attribuibili in partenza ad uno dei due campi politici prevalenti.

(Ricordiamo: ‘Red States’ se tendenzialmente repubblicani e ‘Blue States’ se allo stesso modo democratici).

Ha quindi una notevole importanza conoscerne e verificarne gli orientamenti.

Conta su diciotto Grandi Elettori – non pochi – ma in passato, quando proporzionalmente si collocava più in alto nella lista dei territori maggiormente popolati, ha avuto un ‘peso’ maggiore.

È uno Stato che ha dato al Paese un davvero notevole numero di pretendenti alla Casa Bianca o al ruolo vicario.

Gli eletti: Rutherford Hayes, James Garfield, Benjamin Harrison, William McKinley, William Taft, Warren Harding in un periodo storico (tra il 1876 e il 1920) nel quale non essere nati in Ohio sembrava rendere difficile vincere White House.

Si esprime nelle urne per le Presidenziali dal 1804 essendo entrato nell’Unione l’anno precedente.

Oltre ad avere votato in diciassette occasioni democratico e in ventotto repubblicano, nei primi tempi, ha scelto tre volte i Whig e sei i Democratici Repubblicani.

Altissimo (e come detto maggiormente dal 1948 visto che quattro anni prima era uno degli Stati che avevano abbandonato F. D. Roosevelt alla sua quarta proposizione) il numero dei candidati ‘giusti’ perché vincenti: quarantacinque su cinquantaquattro.

Va naturalmente seguito l’Ohio per le caratteristiche esposte peraltro in unione con l’Indiana, laddove i repubblicani quando eletti, tranne nel 1876, hanno sempre prevalso.

Dal ‘combinato disposto’ dei confinanti Ohio/Indiana non si scappa!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-17 13:25:452019-07-17 13:25:45Ohio, il più classico e pertanto ‘credibile’ ‘Swing State’
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