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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Ohio polls: Trump avanti di 5?

Settembre 5, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Pare – è non opportuno, necessario, scrivere “pare” vista la situazione – che un sondaggio condotto il 30 agosto trascorso in Ohio collochi il Presidente Trump in vantaggio di ben 5 punti su Biden.
La notizia è in qualche modo davvero importante perché lo Stato con capitale Columbus da sempre è il ‘termometro’ delle Presidenziali USA.
Se si guarda alle votazioni del Dopoguerra (con l’eccezione del 1960), infatti, chi prevale in Ohio entra alla Casa Bianca.
Volendo poi partire dalle elezioni del 1896, solo in un’altra circostanza, nel 1944 (la quarta candidatura di Franklin Delano Roosevelt) lo Stato in esame ‘sbagliò’.
Tornando all’iniziale ‘pare’, va segnalato che altre rilevazioni danno risultati meno eclatanti per il tycoon anche se tutti lo vedono colà (ed altrove) in ascesa se non in un vantaggio più contenuto.
Attenzione.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-09-05 11:24:232020-09-05 11:24:23Ohio polls: Trump avanti di 5?

Un’occhiata alle elezioni statali

Settembre 4, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

5.875 i seggi in gioco tra Senati e Camere a livello statale il prossimo 3 novembre.
4.994 gli uscenti in cerca di conferma.
Il 79,6 per cento tra loro non ha in competitore nelle Primarie e pertanto si qualifica senza opposizione al confronto finale con il designato di parte avversa.
Solo il 20,4 ha dovuto o deve misurarsi con uno sfidante interno.
Pressappoco uguali i numeri tra i due partiti.
Per la cronaca, il Wyoming è il solo Stato nel quale oltre il 50 per cento dei candidati ha uno o più competitors.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-09-04 18:58:592020-09-04 18:58:59Un’occhiata alle elezioni statali

Quanti mandati?

Settembre 4, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

In altro articolo, ho ricordato come tra le proposte di riforma costituzionale portate avanti dai Whig negli anni nei quali ebbero voce in capitolo (dai Trenta ai primi Cinquanta dell’Ottocento) una riguardasse il numero dei mandati presidenziali.
Per quanto tutti gli eletti che ne avevano avuto la possibilità fino a quel momento (Washington, Jefferson, Madison, Monroe e Jackson), una volta portato a termine un secondo quadriennio, non avessero brigato per ottenerne un altro (era stato il Padre della Patria, rifiutando una terza candidatura, a dare l’esempio) non esisteva disposizione che ponesse a tale riguardo limite alcuno.
Ebbene, i citati Whig proponevano invece che il mandato fosse addirittura unico: quattro anni e via.
Alla base della proposta la verifica nei fatti dei condizionamenti politici e soprattutto partitici che l’intento di ottenere anche solo una seconda investitura dava all’operato governativo dell’eletto.
Per quanto, al fine di dare seguito (vado celiando) alla proposta, i soli due Whig arrivati alla Casa Bianca siano morti nel corso del primo mandato (erano William Harrison e Zachary Taylor), non se ne fece nulla.
Invero, l’idea (con una aggiunta) era già stata avanzata nel 1814 ad Hartford, Connecticut, dalla Conferenza colà convocata dai federalisti al fine “di prendere in esame una radicale riforma del patto costituzionale” (e v’era tra i partecipanti chi pensava già allora alla secessione).
La proposta, come appena accennato, non si limitava al mandato unico visto che in più comprendeva anche il divieto di elezione di un Presidente proveniente dallo stesso Stato del predecessore.
Comprensibile tale intento ove si pensi che, John Adams a parte (era del Massachusetts), tutti i primi inquilini della Executive Mansion (i citati Washington, Jefferson, Madison e Monroe) erano virginiani.
Come ben sappiamo nessuna delle due riforme vide la luce.
Come benissimo sappiamo, la sola modifica tramite Emendamento delle specifiche disposizioni è quella – conseguente la quadruplice vittoria di Franklin Delano Roosevelt- del 1951 che stabilisce che nessuno possa essere “eletto più di due volte”.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-09-04 13:26:512020-09-04 13:26:51Quanti mandati?

Una ‘blacklist’ delle città “da punire” (?!)

Settembre 4, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

New York, Washington, Portland, Seattle, non poche altre le città oramai da mesi preda di manifestazioni “delinquenziali” cui l’amministrazione non può che contrapporsi con tutti i mezzi a difesa dei comuni e pacifici abitanti.
Sono questi centri urbani da considerare “giurisdizioni anarchiche”, vuole il caso (?!), tutte governate dai democratici.
Ora, se gli amministratori di tali realtà non mostrano vero e fattivo interesse alla salvaguardia di zone e quartieri oramai senza legge, perché mai – si chiede Donald Trump – il governo dovrebbe continuare a versare loro fondi federali?
Ha dato pertanto il Presidente ordine (in particolare guardando alle locali intenzioni di diminuire gli stanziamenti per le forze dell’ordine) agli uffici competenti di preparare in merito una ‘blacklist’ che dovrà essere resa nota entro pochi giorni.
Feroci ovviamente le polemiche.
Duri in particolare i pronunciamenti del Governatore del New York Andrew Cuomo (“Se Trump viene in città si porti un esercito”, ha perfino minacciato).
Mancano oramai meno di due mesi al 3 novembre.
Non resta che sperare che trascorrano il più velocemente possibile!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-09-04 11:23:432020-09-04 11:23:43Una ‘blacklist’ delle città “da punire” (?!)

“Fagli passare un brutto quarto d’ora, Harry”

Settembre 4, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1948, Harry Truman ottiene una contrastata nomination dal suo partito.
Talmente difficile l’investitura che gli Asinelli si dividono.
Non in due.
Sarebbe troppo facile.
In tre.
A destra escono e si propongono, sostanzialmente come segregazionisti, i cosiddetti ‘Dixiecrats’ che contano di ottenere un notevole successo a Sud, cosa che accadrà.
Presentano quale candidato a White House J. Strom Thurmond, Governatore del South Carolina.
A sinistra, attorno all’ex Vice Presidente di Franklin Delano Roosevelt (nel suo terzo mandato) Henry Wallace, si forma di nuovo – è storicamente la terza volta che una formazione prende questo nome – un Progressive Party.
Così frantumato il fronte democratico, il Grand Old Party è convinto di avere finalmente (ha ammainato bandiera ogni 4 anni dal 1932) vita facile.
Sceglie di nuovo (lo aveva già fatto nel 1944 contrapponendolo a Franklin Delano Roosevelt e non era finita molto bene) il Governatore del New York Thomas Dewey.
Due modi assolutamente opposti di ‘correre’ quelli messi in opera dai due contendenti in vista del 2 novembre.
Quasi rilassato, in souplesse, tanto è convinto di farcela, il repubblicano.
Con l’argento vivo addosso il democratico che percorre il Paese in lungo e in largo (in treno soprattutto), tiene la bellezza di 351 comizi, intrattiene all’incirca 12 milioni di persone.
A due settimane dal voto, nientemeno che George Gallup in persona (avrà di che pentirsene a lungo) dà vincente Dewey con un margine che ritiene incolmabile.
La sera del predetto 2 novembre, visti i risultati degli Stati ad Est, gli atlantici in particolare, Dewey va a letto convinto di avere vinto.
(Era successo qualcosa di simile già nel 1916 a Charles Evans Hughes, ma chi se lo ricordava?)
È nella notte, quando mano a mano arrivano i voti del Midwest, del West, della costa pacifica che lo cose cambiano.
All’alba del 3 un festante e gioioso Truman viene fotografato mentre ha in mano e mostra la prima pagina del Chicago Daily Tribune che a caratteri di scatola grida “Dewey defeats Truman”.
La più grande sorpresa (fino al 2016) della storia delle Presidenziali americane si è concretizzata.
Il vecchio e formidabile missouriano ha vinto (e governerà magnificamente come gli storici infine comprenderanno e scriveranno).
Ha fatto molto più di quanto gli chiedevano i suoi sostenitori quando, pensando che alla fine avrebbe comunque perso, riferendosi al rivale che doveva almeno soffrirla la maledetta vittoria, gli gridavano “Fagli passare un brutto quarto d’ora, Harry”!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-09-04 11:19:392020-09-04 11:19:39“Fagli passare un brutto quarto d’ora, Harry”

Davvero sarà possibile votare due volte il 3 novembre?

Settembre 3, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Dal primo minuto, si può dire, Donald Trump si è battuto contro il voto postale o comunque anticipato sostenendo permetta inganni e truffe.
Ed ecco che al fine di verificare se davvero sia facile imbrogliare è arrivato a chiedere ai suoi elettori di fare una verifica il prossimo 3 novembre.
Di votare cioè sia per posta che di persona.
Farlo consentirebbe di vedere se sia effettivamente impossibile votare due volte.
Apriti cielo, ovviamente.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-09-03 17:32:042020-09-03 17:32:04Davvero sarà possibile votare due volte il 3 novembre?

I poteri del Presidente e del Congresso in caso di guerra

Settembre 3, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il 25 giugno del 1950 la Corea del Nord Comunista attaccò la Repubblica della Corea del Sud.
L’ONU condannò l’invasione e con una votazione del Consiglio di Sicurezza conclusa con nove voti favorevoli e nessuno contrario convocò i propri membri per andare in aiuto della Corea aggredita.
(Come mai, per inciso, l’Unione Sovietica, alleata e sostenitrice della Corea del Nord, non oppose il veto alla delibera che dava il via all’intervento militare, fra le altre Nazioni, degli Stati Uniti?
Semplicemente perché sei mesi prima aveva abbandonato il predetto Consiglio di Sicurezza a seguito del rifiuto opposto alla sua richiesta di garantire un seggio nel consesso alla Cina Comunista).
Quel che conta ai fini della storia americana è quanto occorse in seguito.
Il Presidente Harry Truman, senza chiedere al Congresso la Dichiarazione di Guerra, autorizzò lo schieramento di truppe USA in Corea e inviò la VII Flotta a proteggere Taiwan.
Era la prima volta che gli Stati Uniti entravano in un conflitto senza seguire le disposizioni costituzionali procedurali in merito.
Essendo l’esempio di Truman dipoi seguito da altri Presidenti in occasione di successive crisi, occorse meglio regolamentare la materia.
Lo si fece il 7 novembre 1973 adottando – dopo votazioni congressuali, veto presidenziale e successivo ‘Override – la ‘War Powers Resolution’ che concerne, illustra e determina i poteri del Congresso e del Capo dello Stato appunto in caso di guerra.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-09-03 13:32:162020-09-03 13:32:16I poteri del Presidente e del Congresso in caso di guerra

Gli Ispanici della Florida decisivi il 3 novembre?

Settembre 2, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

La Florida?
Sempre importante, elettoralmente parlando.
Uno ‘Swing State’ con i fiocchi.
Con i controfiocchi nel 1876 e nel 2000 allorquando i suoi Grandi Elettori furono determinanti.
Ebbene, in una situazione incerta come quella oggi data, combattono strenuamente i due schieramenti per accaparrarsi i 29 delegati ai quali ha diritto.
E gli analisti concordano nel dire che prevarrà la parte che riuscirà a conquistare la maggioranza del locale voto ispanico.
Non per nulla, entrambi i partiti propongono spot televisivi, interventi radiofonici e web anche in spagnolo.
Non per nulla, i repubblicani hanno chiesto a Jeannette Nunez, Lieutenant Governor dello Stato, di proporre uno degli interventi più importanti nella loro recente Convention.
Teoricamente, essendo per la gran parte discendenti di Cubani anti castristi immigrati, i locali Ispanici dovrebbero votare GOP ma non si sa mai.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-09-02 19:48:582020-09-02 19:48:58Gli Ispanici della Florida decisivi il 3 novembre?

Il voto ‘blu’ della sponda pacifica

Settembre 2, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Guardare la cartina degli Stati Uniti colorata secondo l’esito delle elezioni presidenziali e vedere il blu democratico pervadere tutta la sponda pacifica è cosa oramai abituale, normale, addirittura scontata.
Sorprenderebbe molto se colà improvvisamente apparisse il rosso repubblicano.
Così in effetti è per l’Oregon e Washington State dal 1988 (dopo la ‘valanga’ 1984 di Ronald Reagan) e per la California dal 1992 (avevano i locali 4 anni prima preferito George Herbert Bush a Michael Dukakis).
Andavano differentemente le cose in precedenza.
L’Oregon, fino al 1984, aveva scelto il candidato del Grand Old Party 24 volte contro 8.
La California, avanti il 1988, 24 contro 10.
Washington State 14 contro 9.
Things change!

Nota bene
Ovviamente i tre Stati hanno partecipato al voto per White House a partire dalla loro diversa entrata nell’unione per un numero differente di volte.
La California dalle votazioni del 1852.
L’Oregon da quelle del 1864.
Washington da quelle del 1892.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-09-02 19:47:312020-09-02 19:47:31Il voto ‘blu’ della sponda pacifica

Markey batte Kennedy: cosa può significare a livello nazionale

Settembre 2, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il navigatissimo (siede al Congresso dal 1977) Senatore Ed Markey ha vinto le Primarie democratiche in Massachusetts e con ottime probabilità sarà confermato nella carica a novembre.
Due le ragioni per dare con rilievo la notizia.
Per cominciare, Markey ha respinto abbastanza facilmente nella circostanza la sfida che gli recava Joseph Patrick Kennedy III ed è la prima volta che un esponente della famiglia del fu Presidente John perde una votazione interna dem nello Stato.
La seconda ha maggiore significanza politica nazionale.
Markey, difatti, si configura come un politico progressista ‘vicino’ a Bernie Sanders e gradito all’ala radicale del partito.
I repubblicani possono pertanto ‘usare’ la sua affermazione per sostenere come in verità i democratici si stiano sempre più spostando su posizioni ‘socialiste’ (tale vocabolo, per quanto riscattato già nel 2016 dal citato Sanders, resta per molti un ‘marchio’ assai difficilmente digeribile).
Fa un certo effetto – e conferma peraltro il ‘movimento’ degli Asinelli – vedere che in un confronto tra democratici un Kennedy possa essere identificato (tenendo bene a mente cosa queste definizioni dicano non in Europa ma negli USA) non con i progressisti ma con i conservatori!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-09-02 11:15:362020-09-02 11:15:36Markey batte Kennedy: cosa può significare a livello nazionale
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