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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Quel “brutto anatroccolo” di Joe Biden

Luglio 15, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ricordate quando a febbraio parlando di Joe Biden non pochi analisti si chiedevano come avrebbe mai potuto battere Donald Trump visto che non riusciva a prevalere non si dice su Bernie Sanders ma su Pete Buttigieg?
Ricordate la palpabile preoccupazione – la disperazione di molti – in casa democratica?
Quanta acqua è passata sotto i ponti da allora e quanti accadimenti, uno dei quali assolutamente straordinario (il Covid 19) e per questo imprevedibile, si sono succeduti…
Nel volgere di un tempo decisamente breve – siamo a metà luglio ma i sondaggi lo vedono trionfante da chissà quando – il disastroso Biden (come rappresentato) è il migliore candidato possibile la cui affermazione tutti danno per certa.
In prima fila gli stessi che a dir poco ne dubitavano.
(Nel mentre dell’ex Sindaco della cittadina dell’Indiana nessuno si occupa più).
In altri tempi (qualcuno ricorda lo slancio da chiunque considerato inarrestabile di Howard Dean nei primi giorni di campagna nel 2004 e come la sua candidatura sia andata a finire?), è accaduto esattamente il contrario.
E qualcuno impara, tutti essendo pronti ad ogni inizio di tenzone per White House a deprimersi o ad esaltarsi emotivamente?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-15 19:24:122020-07-15 19:24:12Quel “brutto anatroccolo” di Joe Biden

Come si vedono e valutano gli Americani

Luglio 15, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sondaggio di Scott Rasmussen teso a valutare come e in qual modo a luglio del 2020 si vedono e valutano i cittadini degli Stati Uniti.
Come nelle altre rilevazioni dell’istituto in questione, gli intervistati sono tutti iscritti alle liste elettorali.
Per cominciare
– il 62 per cento è orgoglioso della storia americana
– il 27 non lo è
– l’11 non si dichiara
In particolare
– il 65 per cento dei votanti neri non è orgoglioso della storia del Paese
Poi
– il 78 considera un vanto essere americano
– i neri lo sono al 61
– gli ispanici al 68
– i bianchi all’83
Ancora
– il 52 per cento si dichiara patriota
(molto più numerosi costoro tra gli anziani)
Infine
– il 48 ritiene gli Stati Uniti d’America un modello da imitare
– il 35 la pensa diversamente
(i neri si collocano al 54 per cento tra questi ultimi).

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-15 16:27:302020-07-15 16:27:30Come si vedono e valutano gli Americani

Candidarsi nel posto giusto: argomentazioni

Luglio 15, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

9 febbraio 2017.
Il Senatore repubblicano dell’Alabama Jeff Sessions entra in carica come Attorney General con Donald Trump e ovviamente rinuncia all’incarico congressuale.
Agosto dello stesso anno: Tommy Tuberville, un famoso ex allenatore di football, lascia la Florida e si trasferisce proprio in Alabama.
Il suo intento è candidarsi per lo scranno di Sessions il cui mandato è in scadenza il 3 gennaio del 2021 (i Congressisti federali entrano in carica il 3 di gennaio dell’anno seguente la votazione novembrina).
Ebbene, il trascorso 14 luglio Tuberville – battendo nettamente proprio Sessions che a seguito di vari dissapori con Trump aveva lasciato l’incarico ministeriale e cercava di tornare alla Camera Alta – ha effettivamente vinto le Primarie senatoriali del Grand Old Party nello Stato con capitale Montgomery conquistando il diritto di candidarsi in sua rappresentanza.
Ha il previdente Tuberville l’appoggio del Presidente che vede in lui una carta particolarmente buona per riconquistare al partito un seggio che nel frattempo è passato, con una elezione suppletiva, al debole democratico Doug Jones.
È il percorso – con il mirato cambio di residenza come base – seguito dall’ex coach non dico abituale ma negli Stati Uniti abbastanza in uso.
Capita quindi che un repubblicano intenzionato a ricoprire un incarico congressuale si guardi in giro, eviti Stati e seggi saldamente democratici così come titolari appartenenti al suo stesso movimento ben radicati e si muova.
Altrettanto occorre faccia, con i medesimi accorgimenti, un democratico che nutra la stessa intenzione.
Nel caso specifico, data la situazione politica e il ‘momento’ (è il 2020 anno unico e si spera irripetibile) probabilmente (mai essere certi), la lungimiranza di Tuberville consentirà al partito repubblicano di mantenere sia pure col brivido la maggioranza senatoriale nel biennio 2021/2023.
La qual cosa, se Trump fosse confermato, darebbe al tycoon un sostegno importante, mentre se alla Casa Bianca succedesse Joe Biden darebbe al neo eletto notevole fastidio.
Guardare lontano è anche in politica (dove non lo sarebbe?) ottima cosa.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-15 13:33:562020-07-15 13:33:56Candidarsi nel posto giusto: argomentazioni

Tom Tuberville e il futuro Senato

Luglio 15, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ben lo sappiamo, il Senato – oggi a maggioranza repubblicana – è il secondo (essendo naturalmente la nomina del Capo dello Stato il primo) campo di battaglia elettorale 2020.
Dei 35 seggi in gioco il 3 novembre ben 23 appartengono ad esponenti del Grand Old Party che pertanto rischia più dell’Asinello.
I sondaggi dicono che cinque tra questi scranni sono davvero in pericolo.
Essendo i repubblicani nel consesso 53, potrebbero gli avversari arrivare a controllare il Senato sia conquistando quattro dei predetti seggi, sia – ove vincesse Joe Biden e la Camera Alta fosse per conseguenza presieduta dal suo Vice che in caso di parità avrebbe diritto di voto – ne sottraessero tre.
Questo, ovviamente, nel caso in cui a loro volta i colleghi di partito di Biden vincessero tutte le dodici sfide che li aspettano.
È in tale quadro (ricordando quanto sia importante avere in mano il Senato in particolare perché ratifica le nomine presidenziali) che acquista specifico rilievo quanto appena accaduto in Alabama nelle Primarie repubblicane appunto per la scelta del locale candidato al laticlavio.
È difatti l’attuale Senatore democratico dello Stato con capitale Montgomery, Doug Jones, considerato il più vulnerabile tra gli Asinelli in carica il cui mandato è in scadenza.
Molto importante per il GOP defenestrarlo rendendo più complicata la scalata democratica nell’ambito.
Ebbene, il contendente di Jones selezionato dall’Elefantino è Tom Tuberville, un ex coach di successo nel football che, battendo nettamente l’ex Senatore e Attorney General Jeff Sessions (probabilmente arrivato al termine di una lunga carriera), si presenta come l’ancora di salvezza elettorale del GOP.
Ovvio difatti che se Tuberville prevalesse il partito democratico avrebbe da scalare una montagna più alta per raggiungere il controllo dell’assemblea.
Ecco perché il dato delle Primarie del 14 luglio va qui debitamente segnalato.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-15 11:33:482020-07-15 11:33:48Tom Tuberville e il futuro Senato

“I sondaggi sono come gli iceberg. Se ne vede solo la punta!”

Luglio 14, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Così, un elettore del New Hampshire a spasso col cane ha risposto alla specifica domanda che gli faceva proprio un ‘pollster’.
La dimostrazione della autenticità di tale affermazione è data dai risultati dei 104 (!?) polls condotti nel 2016 da agosto al giorno delle elezioni nel Michigan, in Pennsylvania e nel Wisconsin (tutti oramai sanno perfettamente che è colà che inopinatamente Hillary Clinton fu sconfitta).
Ebbene, 101 tra questi davano Trump perdente.
Due lo davano alla pari.
Uno lo riteneva vincente, ma solo in Pennsylvania.
La maggior parte preferivano l’ex First Lady entro il margine d’errore, è vero.
15 però la presentavano in vantaggio di oltre il 10 per cento.
Erano in un modo o nell’altro tutti sbagliati!
Si spera – per non procedere un’altra volta alla cieca – che i fatti qui ricordati, debitamente analizzati, abbiano portato e portino a previsioni affidabili.
Sempre tenendo presenti le sagge parole del citato elettore del New Hampshire.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-14 20:22:282020-07-14 20:22:28“I sondaggi sono come gli iceberg. Se ne vede solo la punta!”

Per Biden il dilemma Texas

Luglio 14, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È vero – tutti i sondaggi lo dicono – Joe Biden ha la possibilità di vincere in Texas, lo Stato secondo tra tutti quanto a Grandi Elettori (ne conta 38)!
Sarebbe un colpo probabilmente da ko.
Non mancano a questo specifico riguardo tra i sostenitori del democratico coloro che invitano a valutare con molta accortezza se e quanto davvero si debba investire in tempo e denaro in questa allettante prospettiva.
Consigliano costoro di dedicarsi prima di tutto agli Stati che Hillary Clinton ha perso nel 2016 per pochissimi punti percentuali.
Garantendosi i quali la Casa Bianca sarebbe già certa.
Cosa rimarrebbe difatti nel caso in cui il dem perdesse comunque, magari di un pelo, un dispendioso Texas senza migliorare il risultato dell’ex Segretario di Stato in particolare in Michigan, Pennsylvania e Wisconsin se non un pugno di mosche?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-14 19:46:272020-07-14 19:46:27Per Biden il dilemma Texas

Votare ‘contro’ Trump, non ‘per’ Biden

Luglio 14, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Secondo CBS News/Yougov – sondaggio condotto in Texas e datato 7/10 luglio – quando si chiede agli elettori perché votano Biden il 52 per cento risponde che è in ragione del fatto che si oppone a Trump.
Solo il 26 in quanto lo preferisca.
Al contrario, il 64 per cento dei votanti per il Presidente lo fa preferendolo al rivale quando è solamente il 17 a deciderlo perché il contendente è Biden.
È il tycoon che attira o respinge.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-14 19:22:442020-07-14 19:22:44Votare ‘contro’ Trump, non ‘per’ Biden

Vivere meglio… vivere peggio. Ottimisti e pessimisti

Luglio 14, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Due differenti Paesi, quelli nei quali – stando gli uni accanto agli altri – vivono negli Stati Uniti d’America i repubblicani e i democratici.
Due, visto che i primi, intervistati al riguardo, dichiarano con un margine che va dal 35 al 17 per cento di stare meglio economicamente rispetto al passato, mentre i secondi affermano esattamente l’opposto con lo stesso margine.
E – lo vediamo quotidianamente leggendo i sondaggi di Scott Rasmussen che al di là della politica riguardano la vita di tutti i giorni – così è costantemente.
Verrebbe da dire che gli ottimisti sono sostanzialmente repubblicani e i pessimisti democratici.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-14 17:12:582020-07-14 17:12:58Vivere meglio… vivere peggio. Ottimisti e pessimisti

La ‘decolonizzazione’ USA dopo la Seconda Guerra Mondiale

Luglio 14, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

“Il fatto che abbiamo totalmente sconfitto i nostri nemici e poi li abbiamo ricondotti alla comunità delle Nazioni.
Mi piace pensare che soltanto l’America l’avrebbe fatto”.
Queste le parole dette da Harry Truman ad un relativamente (ha oggi novantasette anni compiuti!) giovane Harry Kissinger il quale, a Kansas City nel 1961 per una conferenza, era andato a trovarlo e gli aveva chiesto quale operato lo avesse reso più orgoglioso durante il suo non breve mandato.
Non v’è chi non colga nelle parole dell’inaspettatamente (visti i discutibili e non felicemente preconizzatori trascorsi personali e politici) grande uomo di Stato inatteso successore di Franklin Delano Roosevelt echi di già antichi radicamenti culturali e ideologici degli Stati Uniti quali l’Eccezionalismo, il Destino Manifesto, una Frontiera infine non più solo concretamente bensì idealmente intesa…
Giusta la rivendicazione dell’anziano ma sempre combattivo (quale ancora si era palesato nella Convention democratica della precedente estate) Missouriano?
Sì e no.
Erano state, difatti, le vantate azioni pacificanti fortemente favorite e condizionate (se non addirittura dettate) da rivoluzionarie considerazioni – conseguenti agli accadimenti del drammatico conflitto appena giunto al termine – che illustravano un futuro (ovviamente, diremmo noi col senno di poi che caratterizza quanti beotamente non contestualizzano) assolutamente diverso da quello che era stato in precedenza immaginato, ad affrontare il quale, le intelligenze si erano lambiccate.
Questo perché l’enorme progresso conseguito in tutti i campi – in primo luogo scientifici e tecnici – dal Paese a quel punto internazionalmente dominante aveva portato a una situazione tale per la quale la ‘colonizzazione’ del mondo (tra il 1898, dopo l’acquisizione delle Filippine, di Guam, di Portorico, eccetera, e il 1945 – per quanto nei limiti celata, negata financo a se stessi – fiorente) non solo poteva, ‘doveva’ avere luogo altrimenti.
In poche parole, i mille ritrovati tecnici e tecnologici, i collegamenti non più per i tempi necessari esasperanti, il fatto che praticamente infiniti erano i ‘punti’ (isole, in specie, disabitate e comunque non contese) occupati opportunamente attrezzati che consentivano di intervenire (bastando spessissimo la minaccia), permisero un ‘ritiro’ formale ma non sostanziale nonché la sottolineata reintroduzione dei vinti “nella comunità delle Nazioni”.
Gli Stati Uniti non occupavano più terre coloniali (fu proprio Truman ad agire per fare delle Filippine uno Stato finalmente autonomo nel 1946) in buona sostanza perché non era necessario farlo e molto più, non solo economicamente ma agli occhi del mondo, conveniente esimersi.
Tutto ciò detto e argomentato, intatta rimane la forte considerazione del Missouriano che da insignificante ometto uso a ricevere ordini si era dimostrato (tale restando anche quando confrontato ai successori) uno dei massimi e intelligenti decisionisti mai arrivati sullo scranno presidenziale, infiniti essendo i suoi interventi a livello mondiale (il Piano Marshall? la Dottrina che da lui prende nome?…) e interno (i provvedimenti a favore delle minoranze presi essendo democratico la qual cosa a quei tempi voleva dire conservatore e segregazionista?).
Infinite volte chapeau, Harry!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-14 15:11:192020-07-14 15:11:19La ‘decolonizzazione’ USA dopo la Seconda Guerra Mondiale

A proposito delle recenti sentenze della Corte Suprema

Luglio 14, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È nel 1869, con un particolare provvedimento legislativo, che si decise che la Corte Suprema USA sarebbe stata formata da un Presidente (‘Chief’) e da altri otto Giudici.
È invece l’articolo III, sezione 1 della Costituzione ad imporre che (del resto come gli altri Giudici federali) essi siano nominati a vita e che il compenso stabilito non possa essere diminuito (minaccia che li condizionerebbe) nel corso del loro pubblico servizio.
Ora, il fatto che in ben otto degli ultimi dieci casi nel cui merito l’attuale Corte nelle ultime settimane ha deliberato si sia “adeguata” al prevalente sentire su posizioni che vengono definite dai conservatori ‘liberal’ e improntate ad una visione ‘evolutiva’ del dettato costituzionale ha dato il via a differenti valutazioni.
Alcuni analisti e studiosi affermano che in cotal modo l’alto consesso si comporti (così, dicono, è del resto storicamente accaduto in situazioni politiche simili a quella che gli USA stanno vivendo) in qualche modo ‘anticipando’ il probabile cambio della guardia a White House al fine di garantirsi la ‘benevolenza’ dei subentranti.
Se, difatti, le disposizioni della Carta sono quelle che sono, non così le altre, come dimostrato per esempio nel 1937, quando Franklin Delano Roosevelt aveva cercato (è vero, fallendo) di apportare modifiche tali alla composizione dell’istituzione da condizionarne l’operato a vantaggio dell’amministrazione.
Fosse il mondo eticamente ‘giusto’ a nessuno verrebbero in mente speculazioni di tale fatta…

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-07-14 11:51:532020-07-14 11:51:53A proposito delle recenti sentenze della Corte Suprema
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